Anagni – Rifiuti speciali e pericolosi interrati: sequestrati oltre 5.000 metri quadrati di terreni

utente789
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Vasta operazione a tutela dell’ambiente nella mattinata del 22 luglio, condotta dai Carabinieri della Stazione di Anagni con il supporto tecnico e operativo del Nucleo Forestale di Anagni. L’intervento ha permesso di scoprire e bloccare un’attività illecita di abbandono e interramento di rifiuti speciali e pericolosi.

L’operazione è scattata in esecuzione di un decreto di ispezione emesso dalla Procura della Repubblica di Frosinone. Sul campo hanno operato i militari delle Stazioni di Anagni e Sgurgola, affiancati dai Vigili del Fuoco di Frosinone e supportati da mezzi d’opera pesanti per effettuare i necessari scavi. ​I siti ispezionati ​Le verifiche si sono concentrate su due distinti appezzamenti di terreno: ​Località Ruspitto: un’area di circa 5.000 metri quadrati, di proprietà di una società con sede a Roma. ​Località periferica (via Capannaccio): un terreno di circa 200 metri quadrati situato al confine con il Comune di Sgurgola. ​In entrambi i siti, i sospetti degli investigatori hanno trovato conferma: nel sottosuolo è stato scoperto l’interramento sistematico di ingenti quantitativi di scarti, in particolare materiali edili inerti, rottami metallici, tubature in plastica e contenitori di pitture e vernici, elementi particolarmente pericolosi per la salvaguardia delle falde acquifere. ​Le indagini e i provvedimenti ​Secondo i primi accertamenti condotti dai Carabinieri, il materiale illecitamente smaltito sarebbe riconducibile alle attività di un’impresa edile locale. ​Al termine delle operazioni, l’Autorità Giudiziaria ha proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati di tre persone del posto — due imprenditori e una donna, tutti già noti alle forze dell’ordine — che dovranno rispondere di reati in materia ambientale. ​Per impedire la prosecuzione del reato e preservare le prove in vista delle future operazioni di bonifica, i militari hanno disposto il sequestro penale preventivo di entrambe le aree compromesse, affidandole in custodia giudiziaria. Le indagini proseguono per accertare l’esatta estensione del danno ambientale e definire ogni singola responsabilità.
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