​Arce – Il paradosso dell’acqua negata: 18 mesi di disagi in via Monsignor Antonio Marciano

Irene Mizzoni
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​Da gennaio 2025, quattro utenze sarebbero a secco. Nonostante oltre 45 invii di autobotti e un dispendio di risorse, il gestore non avrebbe ancora risolto il guasto strutturale. Gli utenti denunciano: “Sarebbe più economico riparare la condotta che continuare con questo spreco”.

In via Monsignor Antonio Marciano, ad Arce, quattro utenze domestiche vivono una situazione di emergenza idrica che durerebbe, ininterrottamente, dal 7 gennaio 2025. Da quel giorno, dai rubinetti delle abitazioni site sul lato sud della via non scorrerebbe più una goccia d’acqua. ​La questione riguarderebbe un tratto di tubatura risalente a circa 80 anni fa che collegherebbe le quattro abitazioni alla conduttura principale della SR Casilina. Per ragioni tecniche che resterebbero ancora non chiarite, dal gennaio dello scorso anno, il flusso d’acqua si sarebbe interrotto bruscamente, rendendo di fatto impossibile l’approvvigionamento idrico autonomo. ​Nonostante i molteplici sopralluoghi effettuati dai tecnici di Acea Ato5, il guasto resterebbe ancora un mistero irrisolto. Nel frattempo, per tamponare la cronica mancanza di acqua, si sarebbe fatto ricorso al sistema delle autobotti, con numeri che lascerebbero sbalorditi: solo per una delle utenze si conterebbero oltre 45 rifornimenti e più di 90 solleciti ufficiali, il tutto meticolosamente documentato. ​Ciò che i cittadini denunciano con forza non è solo il disagio quotidiano, ma l’assurda gestione economica e operativa degli interventi. Ogni volta che verrebbe aperta una segnalazione al numero verde, si attiverebbe una procedura che apparirebbe ai residenti come un inutile spreco di tempo e denaro. “Deve arrivare il tecnico della ditta appaltatrice per smontare il contatore e verificare la pressione con il manometro. Poche ore dopo, spesso arriva anche un tecnico ufficiale di Acea Ato5 per effettuare esattamente la stessa verifica, necessaria per autorizzare l’invio dell’autobotte. Perché tutto questo spreco?” si chiederebbero i residenti. “Perché non procedere al collegamento diretto delle quattro utenze alla condotta esistente proprio in via Monsignor Antonio Marciano? Il costo di un intervento risolutivo sarebbe nettamente inferiore rispetto al dispendio economico e logistico di mesi di autobotti”. ​La domanda sorge spontanea: è possibile che, in un territorio che reclama efficienza, si preferisca mantenere un servizio di emergenza costoso e precario piuttosto che investire in una riparazione definitiva? La pazienza degli utenti di via Monsignor Antonio Marciano sarebbe arrivata al limite. La comunità di Arce attende risposte concrete dal gestore: non più sopralluoghi fini a se stessi, ma il ripristino di un diritto fondamentale che, ormai da un anno e mezzo, risulterebbe calpestato.
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