Asse della droga tra Puglia e Albania, un arrestato ad Anagni: 15 le misure cautelari

Irene Mizzoni
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L’ombra della malavita internazionale in Ciociaria: ad Anagni l’esecuzione di una delle misure cautelari dell’operazione che ha svelato il brutale omicidio Diviesti e un giro milionario di riciclaggio.

C’è anche la provincia di Frosinone al centro della clamorosa operazione transnazionale antimafia che alle prime luci dell’alba ha smantellato un potente sodalizio criminale italo-albanese. Ieri mattina, i Carabinieri e gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia hanno fatto scattare i blitz in diverse città europee e italiane: tra queste Anagni, dove è stata rintracciata ed eseguita una delle 15 misure cautelari emesse nell’ambito di una complessa indagine su omicidio, narcotraffico e riciclaggio internazionale di denaro sporco. ​L’inchiesta, coordinata da Eurojust, ha visto la stretta collaborazione tra la DDA di Bari e la Procura Speciale Anticorruzione (SPAK) di Tirana, svelando una fitta rete criminale che ripuliva in Albania i fiumi di denaro provenienti dalle piazze di spaccio italiane, e che non esitava a uccidere con brutali metodi mafiosi chiunque intralciasse i propri affari. ​Il blitz ad Anagni e i collegamenti con la Ciociaria ​L’esecuzione della misura cautelare nel nord della Ciociaria conferma come la provincia di Frosinone sia sempre più spesso utilizzata dalle grandi organizzazioni criminali come retrovia strategica, base logistica o rifugio sicuro per soggetti legati a contesti di spessore mafioso. ​Il filone principale dell’indagine ruota attorno al controllo del traffico di droga e al riciclaggio. I provvedimenti eseguiti ieri hanno colpito complessivamente 11 cittadini albanesi e 4 italiani (tra cui alcune donne sottoposte ai domiciliari). Le catture, oltre ad Anagni, hanno interessato Barletta, Roma Rebibbia, Tirana, Fier, Valona e persino Madrid, a dimostrazione della capillarità della rete. ​Il brutale omicidio e la “lupara bianca” sulla Murgia ​L’indagine ha permesso di fare piena luce sul drammatico omicidio di Francesco Diviesti, avvenuto il 25 aprile 2025 a Canosa di Puglia. Un delitto spietato, maturato per il controllo delle piazze di spaccio a Barletta: la vittima è stata attirata in una trappola, condotta con la forza all’interno di alcune grotte isolate sulla Murgia e giustiziata a bruciapelo con 5 colpi di pistola. Per cancellare ogni traccia, i killer hanno poi dato fuoco al cadavere usando dei copertoni, una modalità che richiama la tecnica mafiosa degli anni ’90. ​Per l’omicidio sono gravemente indiziati un cittadino albanese (ritenuto l’esecutore materiale) e due complici italiani, un uomo e una donna, che avrebbero aiutato il killer a ripulire la scena del crimine e a nascondere il corpo. ​Il fiume di denaro sporco e i sequestri ​L’attività investigativa ha svelato un “flusso ininterrotto” di denaro contante che viaggiava dall’Italia verso l’Albania. Un giro d’affari milionario stroncato grazie ai monitoraggi della DIA, che già nel novembre 2024 avevano portato la polizia albanese a sequestrare ben 680 mila euro in contanti al valico di frontiera di Murriqan. Altri 412 mila euro sono stati sequestrati in contanti ai familiari del killer, insieme a 24 chili di cocaina pura intercettati in Ungheria durante la fuga del latitante. ​
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