Un patrimonio dal valore complessivo di quasi 5 milioni di euro è stato definitivamente confiscato dai militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Frosinone. Il provvedimento, confermato in via definitiva dalla Suprema Corte di Cassazione, colpisce un noto imprenditore di Cassino operante nel settore del commercio di prodotti ittici e della ristorazione.
L’operazione rappresenta l’atto finale di un lungo iter giudiziario volto a contrastare l’accumulo di patrimoni illeciti e a colpire i beni riconducibili alla criminalità economica sul territorio. Le indagini, avviate dai finanzieri del Gruppo Cassino e coordinate dalla locale Procura della Repubblica sotto la direzione del Procuratore Carlo Fucci, avevano subìto un’accelerazione nel gennaio 2023. In quell’occasione, il G.I.P. del Tribunale di Cassino aveva emesso nei confronti dell’imprenditore un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Le accuse erano pesantissime: usura, estorsione ed esercizio abusivo dell’attività creditizia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe posto in essere queste condotte illecite per oltre 12 anni, prendendo di mira decine di vittime. Si trattava per la maggior parte di commercianti locali che si trovavano in evidente stato di bisogno, una condizione ulteriormente acuita dalla crisi economica derivata dalla pandemia e dal successivo rincaro dell’energia. Il centro operativo di questo giro di prestiti e restituzioni di denaro era stato fissato proprio in una delle attività commerciali riconducibili all’indagato, la quale era stata tuttavia artatamente intestata a un prestanome. La condanna in primo grado era arrivata già nel giugno 2023, quando il Tribunale di Cassino aveva inflitto all’uomo una pena di 4 anni e 2 mesi di reclusione, disponendo contestualmente la confisca dei beni. Le successive indagini di prevenzione economico-patrimoniale non si sono fermate all’imprenditore, ma hanno passato al setaccio l’intero nucleo familiare: il coniuge (da cui l’uomo era falsamente separato), la figlia, diversi prestanome e le società a lui riconducibili. Gli accertamenti della Guardia di Finanza, validati anche dalla Cassazione, hanno evidenziato una netta e perfetta correlazione temporale tra la crescita imprenditoriale dell’uomo, i suoi massicci investimenti immobiliari e le condotte illecite contestate. È emersa così una macroscopica sproporzione tra le risorse lecite dichiarate e il valore effettivo dei beni di cui il nucleo familiare aveva la diretta o indiretta disponibilità. Il decreto di confisca definitiva, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma su richiesta della Procura di Cassino (che aveva già portato al sequestro dell’intero patrimonio nel febbraio 2024), comprende un elenco imponente di beni: 9 locali commerciali 8 appartamenti 6 immobili ad uso garage/deposito 5 terreni 2 autovetture Quote e valore commerciale delle società per un ammontare di € 2.530.000,00 Disponibilità finanziarie per un valore di € 344.681,00 Oltre alla perdita definitiva del patrimonio, per l’imprenditore è scattata anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza, con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di tre anni.
