La geografia della sicurezza, nel Lazio meridionale, sembra seguire logiche difficili da decifrare. Mentre il Ministero dell’Interno invia sei nuovi agenti a rinforzare il presidio di Fiuggi, il Commissariato di Cassino resta ancora una volta a bocca asciutta.
Uno schiaffo alla città che, nonostante le continue sollecitazioni istituzionali, si ritrova a gestire un territorio complesso con risorse sempre più all’osso.
Il confronto tra le due realtà accende il dibattito politico. Da una parte una nota località termale che riceve linfa vitale per il proprio organico; dall’altra una città che è sede di Tribunale, Università e snodo industriale, ma che sembra invisibile agli occhi del Viminale.
Non sono bastate, finora, le procedure formali e le pressanti richieste arrivate da ogni livello:
- Le relazioni sindacali che denunciano turni massacranti.
- Le missive ufficiali del sindaco Enzo Salera.
- L’allarme lanciato dal Procuratore della Repubblica Carlo Fucci.
- La mozione approvata dal Consiglio Comunale e la raccolta firme promossa dai movimenti civici.
Dall’amministrazione di Cassino trapela un forte senso di amarezza. La domanda che circola tra i corridoi del Comune è semplice: perché Fiuggi sì e Cassino no? Sebbene le procedure siano state seguite con estremo rigore e tempestività, il risultato è un nulla di fatto che penalizza i cittadini e il personale in divisa, costretto a fare miracoli per garantire il controllo del territorio.
Questa “disattenzione” ministeriale appare come un errore strategico. Cassino non chiede privilegi, ma il riconoscimento di una centralità che i numeri e la cronaca confermano ogni giorno. Vedere i rinforzi traslocare verso altre destinazioni, ignorando le grida d’aiuto della città ai piedi dell’Abbazia, trasforma la carenza di organico in un vero e proprio caso politico.
Un territorio che attende risposte
La mobilitazione non si ferma, ma la pazienza è al limite. La sicurezza non può essere una lotteria dove vince chi ha più fortuna o canali preferenziali: deve essere una risposta concreta a necessità oggettive.
Così il Consigliere provinciale e delegato Anci, Gianluca Quadrini: “Voglio esprimere la mia totale solidarietà e il mio ringraziamento al Procuratore Capo Carlo Fucci e a tutta la Procura di Cassino. Ogni giorno, i magistrati e il personale amministrativo svolgono un lavoro indefesso per contrastare la criminalità organizzata e lo spaccio di stupefacenti, operando però in condizioni di cronica carenza di risorse. È inaccettabile che una Procura così esposta debba combattere battaglie titaniche con mezzi esigui e personale ridotto all’osso”. Polizia di Stato e Penitenziaria: numeri da emergenza Secondo le denunce dei sindacati di categoria (COISP, MOSAP, SILP CGIL e SAP), la carenza di organico nella Polizia di Stato ha portato alla perdita di circa 65 unità tra il 2022 e il 2025. “Il Commissariato di Cassino, insieme a Sora e Fiuggi, è al collasso – continua il Consigliere – con turni scoperti che minano il controllo del territorio. Se da un lato accogliamo con favore il recente potenziamento del presidio di Fiuggi con l’arrivo di 6 nuove unità, un segnale certamente positivo per quel territorio, non possiamo ignorare che la vera emergenza si consuma a Cassino. La città martire, per complessità criminale e bacino d’utenza, necessita di un’attenzione ben superiore e di rinforzi proporzionati alla gravità della situazione. A questo si aggiunge la condizione drammatica del carcere di Cassino, dove la Polizia Penitenziaria opera con una pianta organica ampiamente sottodimensionata rispetto alle reali necessità di una struttura complessa e sovraffollata”. L’appello al Prefetto In qualità di delegato ANCI Lazio, il Consigliere rivolge un appello diretto alla massima autorità di governo sul territorio: “Faccio appello al Prefetto affinché intervenga con la massima urgenza presso il Ministero dell’Interno e della Giustizia. Non chiediamo semplici tavoli tecnici, ma soluzioni concrete: rinforzi immediati e strutturali. Non si può lasciare che la dedizione del Procuratore Fucci, dei suoi sostituti e delle Forze dell’Ordine sia l’unico argine al degrado. Lo Stato deve tornare a far sentire la sua presenza con risorse, uomini e mezzi adeguati alla complessità di Cassino. La sicurezza dei cittadini e la dignità di chi lavora per la legalità non sono negoziabili”.
