La realizzazione del biodigestore in località Selciatella non sarebbe compatibile con la presenza di siti sensibili nelle immediate vicinanze. È quanto sostiene il dott. Andrea Fiorito, coordinatore provinciale UDC di Frosinone e responsabile regionale Infrastrutture e Trasporti del partito nel Lazio, alla luce dell’apertura di un asilo nido presso l’azienda Portami nella zona industriale Paduni-Selciatella.
Fiorito apre il suo intervento con un apprezzamento verso l’iniziativa imprenditoriale: la scelta dei titolari di Portami di realizzare un asilo nido aziendale viene definita «lungimirante e di grande sensibilità», così come viene riconosciuto il contributo della Regione Lazio alla realizzazione della struttura. Tuttavia, proprio la presenza dell’asilo – considerato a tutti gli effetti un sito sensibile – cambierebbe radicalmente il quadro per l’impianto di trattamento dei rifiuti previsto nell’area. Secondo quanto evidenziato dal dirigente UDC, il Piano regionale di gestione dei rifiuti del Lazio 2026-2031, in continuità con la pianificazione precedente, stabilisce che biodigestori e impianti analoghi non possano essere collocati a meno di 750 metri da luoghi sensibili, tra cui strutture scolastiche, asili nido, presidi sanitari con degenza e case di riposo. L’asilo Portami, regolarmente autorizzato ed edificato, dista – osserva Fiorito – «evidentemente molto meno» da dove dovrebbe sorgere il biodigestore di Selciatella, determinando quindi un contrasto con la pianificazione regionale. A sostegno della propria posizione viene richiamata anche la giurisprudenza amministrativa, in particolare la sentenza n. 5857 del 12 agosto 2021 del Consiglio di Stato. In tale pronuncia si ribadisce che la presenza di soggetti fragili – bambini, malati, anziani – impone una tutela rafforzata, tale da escludere la possibilità di deroghe alle distanze minime quando in gioco vi siano siti sensibili. Le eventuali deroghe previste dai piani rifiuti, chiarisce la sentenza, possono riguardare i centri abitati sulla base di studi odorigeni, ma non i siti sensibili, le cui finalità di protezione sono diverse e prioritarie. «In altri termini – sintetizza Fiorito – la tutela della salute pubblica è prioritaria rispetto a qualunque deroga pianificatoria». Da qui la conclusione politica: la presenza dell’asilo a meno di 750 metri dall’area individuata per l’impianto renderebbe la realizzazione del biodigestore incompatibile sia con il Piano regionale rifiuti sia con l’orientamento del Consiglio di Stato. Il coordinatore UDC solleva inoltre un profilo amministrativo relativo alla posizione del Comune di Anagni. Secondo quanto riferito, l’ente avrebbe rinunciato al ricorso al TAR contro il biodigestore, nonostante una precedente delibera consiliare contraria votata all’unanimità. Su questo punto Fiorito annuncia di aver presentato una richiesta di accesso agli atti, rilevando l’assenza sul sito comunale di documentazione pubblica sulla rinuncia. «Una volta acquisiti tutti gli atti – conclude – valuterò eventuali azioni». Anna Ammanniti
