A Novo Nordisk si guarda con preoccupazione. Quello che era stato annunciato come un investimento “epocale”, destinato a rappresentare il volano dello sviluppo industriale e occupazionale del territorio di Anagni, oggi viene ridimensionato. E il clima politico si surriscalda.
Secondo quanto denunciato dalle forze di opposizione – Partito Democratico, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e Possibile – l’investimento iniziale sarebbe stato dimezzato. Una scelta che viene letta come un segnale di arretramento: non più una scommessa piena sul sito produttivo di Anagni, ma una decisione di “resistere”, riducendo l’impatto economico e occupazionale annunciato nei mesi scorsi. L’amarezza è doppia perché sull’operazione, ricordano le opposizioni, aveva messo la faccia l’intero centrodestra regionale e locale. In particolare il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, indicato anche come commissario straordinario per l’area. Per Pd, Sinistra Italiana, M5s e Possibile si tratta di un “fallimento politico” della destra di governo sul territorio. Nel mirino c’è soprattutto la narrazione trionfalistica che aveva accompagnato l’annuncio dell’investimento. Oggi, sostengono le opposizioni, non si prospettano nuovi posti di lavoro e si parla piuttosto di eventuali dimensionamenti, seppur nel rispetto delle tutele sociali previste. “E ci mancherebbe altro”, sottolineano, ma con una domanda che resta sospesa: fino a quando? Il timore è che il ridimensionamento rappresenti solo il primo segnale di una fase più complessa per il sito industriale. Da qui l’accusa alla “filiera” istituzionale di centrodestra di aver battuto in ritirata rispetto agli impegni assunti pubblicamente. La partita, ora, si gioca sul terreno della credibilità politica e della tenuta occupazionale. E le forze di opposizione avvertono: presto la città e l’intero territorio potrebbero presentare il conto. Anna Ammanniti
