Il Consiglio dei Ministri ha deliberato le date per la consultazione popolare confermativa. Gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere sul nuovo ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della Corte disciplinare.
Con un passaggio chiave per l’iter della riforma costituzionale, il Consiglio dei Ministri, presieduto da Giorgia Meloni, ha tracciato il cronoprogramma per il prossimo referendum confermativo. La proposta inviata al Presidente della Repubblica fissa le date delle votazioni per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. La consultazione riguarda la legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, un testo che punta a modificare profondamente l’assetto della magistratura italiana e che era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 ottobre 2025. I La scelta delle date non è casuale, ma segue i rigidi binari stabiliti dalla Legge n. 352 del 1970. L’iter si è sbloccato dopo che l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di Cassazione ha dato il via libera alle richieste referendarie il 18 novembre 2025. Secondo le norme vigenti il referendum deve essere indetto entro 60 giorni dalla comunicazione della Cassazione. Il voto deve svolgersi in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo all’emanazione del decreto presidenziale. La scelta del 22 e 23 marzo rispetta dunque i tempi tecnici necessari per l’organizzazione dei seggi e per garantire una corretta campagna elettorale ai comitati per il “Sì” e per il “No”. Cosa prevede la riforma Il cuore del quesito referendario riguarderà la riorganizzazione della giustizia, con particolare attenzione a: Ordinamento Giurisdizionale – Modifiche strutturali alle carriere e alla gestione dei magistrati. Corte Disciplinare- L’istituzione di un nuovo organo specificamente dedicato ai procedimenti disciplinari, distinguendolo dalle attuali funzioni del CSM. Trattandosi di un referendum costituzionale ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione, non è previsto un quorum. La riforma entrerà in vigore se i voti favorevoli supereranno i contrari, indipendentemente dal numero di cittadini che si recheranno alle urne. Nelle prossime ore è attesa la firma del decreto di indizione da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Subito dopo, la macchina del Ministero dell’Interno si attiverà per la gestione delle procedure elettorali su tutto il territorio nazionale e per il voto all’estero.
