Il Policlinico Umberto I volta pagina: verso una “Città della Ricerca” nel cuore di Roma

Irene Mizzoni
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​Roma è una città che spesso si muove con lentezza, incagliata tra vincoli storici e burocrazia. Eppure, l’annuncio del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, sembra voler imprimere una brusca accelerazione a una delle vicende più complesse degli ultimi trent’anni: il rifacimento del Policlinico Umberto I.

Non si tratta di un semplice restyling, ma di una vera e propria rivoluzione urbanistica e funzionale. Per chiunque abbia attraversato i viali del Policlinico oggi, l’immagine è quella di un piccolo quartiere frammentato, dove pazienti e medici devono spostarsi tra oltre 50 edifici diversi, molti dei quali risalgono alla fine dell’Ottocento. Una struttura affascinante, ma drammaticamente inadeguata alle esigenze della medicina d’urgenza e della tecnologia sanitaria del XXI secolo. ​La svolta sta tutta in una parola: razionalizzazione. Il progetto, nato dalla collaborazione con l’Università La Sapienza, prevede la costruzione di un nuovo monoblocco su viale dell’Università. L’idea è quella di concentrare tutto ciò che è “emergenza e cura attiva” — pronto soccorso, sale operatorie, diagnostica e degenze — in un’unica struttura moderna, efficiente e, soprattutto, sostenibile. ​Questo permetterà di superare i ritardi logistici che un ospedale “a padiglioni” inevitabilmente comporta, garantendo percorsi più rapidi per i pazienti e una gestione economica più oculata per la Regione. ​L’aspetto forse più suggestivo del piano riguarda ciò che resterà “fuori” dal nuovo monoblocco. Liberare i padiglioni storici dall’attività sanitaria non significa abbandonarli, ma restituirli alla loro vocazione accademica. ​L’area è destinata a trasformarsi in un grande campus integrato. Dove oggi ci sono corsie d’ospedale obsolete, domani sorgeranno residenze per studenti, laboratori di ricerca all’avanguardia e spazi comuni. È la visione di una “città nella città”, dove la cura del paziente si fonde con la formazione dei futuri medici e la ricerca scientifica, in un ambiente aperto e moderno. ​«Dopo oltre 25 anni di complessità e rinvii, arriva finalmente un risultato concreto», ha scritto Rocca. La sfida, ora, è tutta operativa. Nelle prossime settimane partirà la gara per la progettazione e l’opinione pubblica, abituata ai tempi lunghi dei cantieri romani, osserverà con attenzione. ​Se le promesse verranno mantenute, Roma non avrà solo un ospedale più efficiente, ma un intero quadrante urbano riqualificato, capace di onorare la storia dell’Umberto I proiettandolo finalmente nel futuro della sanità internazionale.
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