Nonostante fosse già stato espulso dal territorio nazionale, la giustizia lo ha raggiunto grazie a una traccia biologica lasciata sulla scena del crimine. I Carabinieri della Stazione di Cittaducale hanno identificato e denunciato alla Procura della Repubblica di Rieti un cittadino straniero di 30 anni, ritenuto l’autore di un tentato furto aggravato avvenuto la scorsa estate.
I fatti risalgono al mese di luglio 2025, quando il soggetto, agendo probabilmente insieme ad alcuni complici ancora da identificare, aveva preso di mira un noto laboratorio di cioccolateria nella frazione di Santa Rufina. Il piano era semplice quanto violento: infrangere la vetrata della porta d’ingresso per fare irruzione nei locali. Tuttavia, il tentativo di furto non andò a buon fine. Il proprietario, accortosi tempestivamente dell’effrazione, aveva sporto denuncia, attivando immediatamente la macchina investigativa dell’Arma. Determinante per la risoluzione del caso è stato il sopralluogo effettuato dai militari dell’Aliquota Operativa. Durante i rilievi, i carabinieri avevano isolato delle tracce biologiche sospette, non appartenenti al titolare dell’attività. I reperti sono stati inviati ai laboratori della Sezione Biologia del RIS di Roma. Qui, gli esperti del Reparto Investigazioni Scientifiche sono riusciti a isolare un profilo genetico ignoto, inserendolo nella Banca Dati Nazionale del DNA. La pazienza degli investigatori è stata premiata recentemente: un riscontro positivo (il cosiddetto “match”) ha collegato quel DNA al trentenne straniero. L’uomo, risultato irregolare in Italia, era già stato colpito da un provvedimento di espulsione, ma l’identificazione certa ha permesso di deferirlo all’Autorità Giudiziaria. L’operazione sottolinea l’importanza della collaborazione tra i presidi territoriali dell’Arma e i reparti speciali. Grazie alle tecnologie forensi, è stato possibile dare un nome e un volto a chi, probabilmente, pensava di aver ormai garantita l’impunità oltre i confini nazionali.
