Servizio Idrico – ‘Acqua Pubblica’: “Pessima gestione in Ciociaria e nel Pontino”. Servono 30 milioni per salvare Acqualatina

chiaro13
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“Sul fronte ‘acqua’ cambiano i territori, cambiano gli attori ma il risultato non cambia”. A parlare è Mario Antonellis (foto), portavoce del coordinamento Acqua pubblica Frosinone, che commenta la situazione del servizio idrico nelle province di Frosinone e di Latina, alla luce del recente annuncio, in quest’ultima provincia, della necessità di ricapitalizzare la società gestrice – AcquaLatina Spa che per 51% appartiene ai comuni – con 30.000.000 di euro che dovrebbero arrivare, per buona parte, dai bilanci comunali e quindi dalle tasche dei cittadini. La ricapitalizzazione sarebbe indispensabile per salvare la società e consentirle di proseguire l’attività e quindi il servizio. Ma c’è una fortissima contrarietà di cittadini e amministratori.

“È già successo e succede ancora nel nostro ATO5 Frosinone, dove la gestione del servizio idrico è completamente “privata” ed affidata ad ACEA ATO5 – dice Antonellis -, succede anche nell’ATO4 Latina la cui gestione è affidata alla società a maggioranza pubblica Acqualatina. Dopo 23 anni di malagestione, con costanti aumenti tariffari propinati agli utenti, Acqualatina autocertifica il proprio fallimento e nel palesarlo, invece di dare spiegazioni, chiede addirittura nuovi “aiuti” ai Sindaci con la prospettiva che se non venissero approvati il Gestore non potrebbe porre rimedio ai danni, da esso stesso prodotti, in particolare sul fonte delle perdite idriche, lievitate nel frattempo a oltre il 70%, spingendosi ad ipotizzare anche l’eventuale dissesto finanziario. Diversi gli scenari – prosegue il portavoce di Acqua pubblica Frosinone – ma l’andazzo è lo stesso e noi lo conosciamo bene avendolo sperimentato direttamente. Si potrebbe concludere ‘mal comune mezzo gaudio’, in realtà è il momento di finalizzare in modo sinergico il contrasto a questo ‘modus operandi’ di fatto alimentato dalla ‘negligenza’ acclarata dei Sindaci, anche e soprattutto in relazione alla nefasta prospettiva dell’ATO UNICO REGIONALE”.
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