Se soltanto medici le avessero somministrato dei farmaci inibitori per il suo scompenso cardiaco, una paziente di 67 anni residente a Ceprano sarebbe sopravvissuta. Invece tale omissione avrebbe causato il suo decesso. A tale conclusione è giunto il giudice del tribunale che in sede civile ha condannato l’Asl a 300mila euro di risarcimento danni.
I fatti risalgono al 28 febbraio del 2020 quando la donna che presentava una dispnea era stata accompagnata dai familiari presso l’ospedale Santa Scolastica di Cassino. Dopo aver diagnosticato una bronco pneumopatia cronico ostruttiva, era stata sottoposta ad ossigenoterapia. Successivamente la paziente era stata trasferita presso una struttura privata dove le era stato diagnosticato uno scompenso cardiaco. Patologia che però non era stata trattata con i farmaci specifici per questo tipo di patologia. Dopo alcuni giorni di degenza era stata dimessa. L’11 marzo però la 67enne era stata ricoverata nuovamente presso l’ospedale San Benedetto di Alatri a causa di problemi respiratori. Pur confermando lo scompenso cardiaco i cardiologi del nosocomio alatrense non avevano neanche loro somministrato i farmaci ace inibitori indispensabili per questo tipo di patologia. Secondo le CTU la patologia andava curata attraverso la somministrazione di tali medicinali. Sta di fatto che la paziente morirà il 27 marzo dopo 16 giorni di degenza. I familiari, sospettando che la loro congiunta fosse deceduta a causa di superficialità da parte del personale ospedaliero si sono rivolti agli avvocati Enzo e Valerio Moriconi, e Pierluca D’Orazio. I tre legali dopo aver raccolto tutti gli elementi per accertare le eventuali responsabilità da parte del personale medico, hanno avviato questa battaglia legale che è durata per ben quattro lunghi anni. Inizialmente le indagini sono state avviate nella struttura privata dove la donna era rimasta degente per alcuni giorni. Successivamente però è stato coinvolto anche l’ospedale di Alatri dove la 67enne è deceduta. In entrambe le strutture sarebbe stata riscontrata questa negligenza da parte del personale sanitario. Per quanto riguarda la struttura privata i legali sono arrivati ad una conciliazione. Cosa ben diversa per l’Azienda Sanitaria Locale che è stata chiamata ad un congruo risarcimento danni. Nei giorni scorsi il giudice ha pronunciato la sentenza di condanna. Ad essere risarciti il coniuge ed il figlio convivente. Mar.Ming.
