(di Roberta Pugliesi) C’era una volta un portone rosso…
Che poi, in realtà, era un cancello. Ma non uno qualunque: alto, imponente, di ferro battuto, con due colonne di pietra ai lati e un colore così intenso da essere ricordato per generazioni. Sembra l’inizio di una favola. Invece è una storia vera, profondamente intrecciata con la memoria di Isola del Liri.


Quel cancello, oggi scomparso, sopravvive nei racconti degli anziani e in un’unica chiave: passata di mano in mano, come un simbolo di continuità, fino ai discendenti di chi un tempo vegliava su quelle terre. E proprio per restituire dignità e identità a quel ricordo, questa mattina è stata ufficialmente inaugurata via Portone Rosso, la strada che collega la rotatoria di via Roma a via Granciara. Un evento atteso da anni. L’iter per l’intitolazione è infatti iniziato nel 2016 grazie al lavoro della commissione toponomastica e di chi ha riconosciuto in quel nome una storia che valeva la pena tramandare. Dopo otto anni di impegno, la targa è stata finalmente scoperta durante una cerimonia sentita, a tratti emozionante, alla presenza del sindaco Massimiliano Quadrini, degli

assessori Stefano Vitale, Annapaola Faticoni e Cristiana Vona, del comandante dei Carabinieri Claudio Corsetti e del comandante della Polizia Locale Antonio Romano. A rendere il momento ancora più speciale, la banda musicale di Isola del Liri e i bambini del centro estivo gestito da Sarah Pisani, che con occhi curiosi hanno chiesto di conoscere la storia di quel famoso portone rosso: “Chi lo apriva?”, “Cosa c’era dietro?”, “Perché era proprio rosso?”. Oggi, su quel tratto di terra che un tempo segnava l’ingresso a una grande proprietà, sorge una villa privata. Sotto la sua tettoia, quel rosso è rimasto. Non è solo vernice: è un segno, un legame che non si è mai spezzato. Con la posa della targa, Isola del Liri ha fatto qualcosa di semplice e prezioso: ha dato un nome al ricordo, rendendolo visibile a tutti. Via Portone Rosso non è solo una nuova strada da inserire nei navigatori. È un pezzo di storia restituito alla comunità. Un frammento di passato che continua a vivere, ogni volta che qualcuno chiede: “Perché si chiama così?”.