Aveva rubato perché indigente, il giudice la rimette in libertà applicando soltanto l’obbligo di firma. È la storia di Emma (il nome è di fantasia) una donna di 49 anni residente a Frosinone che nei giorni scorsi aveva rubato scorte di generi alimentari in un centro commerciale di Alatri.
La merce trafugata l’aveva chiusa in una enorme borsa nera. Ma quando alle casse non ha messo sul bancone quello che aveva prelevato dagli scaffali è scattato l’allarme antitaccheggio. Gli addetti alla sorveglianza l’hanno bloccata allertando i carabinieri della locale compagnia. Per la donna che aveva trafugato cinque pezzi di parmigiano, cinque tranci di Salmone, bibite analcoliche ed una confezione di assorbenti per a somma di 146 euro si sono spalancate le porte del carcere. Successivamente però è riuscita a beneficare dei domiciliari. L’altro ieri, però, nell’udienza che si è tenuta per direttissima c’è stato un colpo di scena. L’avvocato Antonio Ceccani che rappresenta la 49enne (peraltro risulterebbe anche incensurata) ha sostenuto che la sua assistita non voleva rubare, ma che avendo una ragazzina adolescente a casa e vivendo nell’indigenza, non sapeva proprio come fare per sbarcare il lunario. Lei non voleva tornare a casa a mani vuote. Era certa che la figlia ancora una volta le avrebbe fatto notare che il frigorifero era vuoto. Questo il motivo che l’aveva spinta a commettere quell’azione delinquenziale. Il giudice alla luce degli elementi raccolti (a difesa della donna il fatto di aver trafugato soltanto generi alimentari) ha riqualificato il reato da furto consumato a tentato furto in quanto la 49enne bloccata alle casse, non era riuscita a portare a termine il progetto criminoso. Da da qui la decisione di rimetterla in libertà con l’obbligo di firma. Il processo è stato fissato per il prossimo 17 settembre. Mar. Ming.
