(di Dario Facci) Il Lazio, si sa, è una regione molto speciale. Lo è perché nel suo centro c’è la capitale della nazione, perché la capitale della nazione si chiama Roma, cioè la città con l’estensione territoriale più grande d’Europa e con la storia più importante del mondo e, inoltre, perché questa città è anche il capoluogo di regione.
Cosa significa questo? Che, per esempio, se prendiamo la Sanità, quella romana non è come quella di tutte le altre regioni: per forza di cose è più importante, più grande e ovviamente più costosa. Una sanità di levatura nazionale, com’è giusto. Però le sue spese, salvo alcuni casi, sono in capo alla Regione, come in tutte le altre Regioni d’Italia. Lo stesso discorso è replicabile in tanti altri campi. Vale a dire che il resto della regione, nei confronti di Roma, scompare, non ha risorse, viene soffocato. La vicinanza a Roma, da un lato è un grande, evidente vantaggio, dall’altro è una fonte di grave disagio. Il problema esiste anche nella rappresentanza poiché la quasi totalità dei consiglieri regionali, secondo viene eletto a Roma e, com’è naturale, se ne infischia dei problemi di Frosinone, Latina, Rieri e Viterbo, territori che in parte non rilevante probabilmente neanche conosce. Il presidente del Lazio di questo enorme problema è consapevole. Infatti in un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Riformista” ha definito così definito questo stato di cose: “È una delle sfide più importanti, ho sempre detto che avrei lavorato per una regione meno “romanocentrica”. Roma è la nostra locomotiva e un immenso valore aggiunto, ma non deve essere un peso per le altre aree, mettendole in ombra completamente”. Fino ad ora l’impegno di Rocca è stato comunque un buon inizio poiché prima di lui di queste cose nessuno aveva mai voluto occuparsene. Anzi, le iniziative e le richieste di attenzione che arrivavano alla Regione dalle Province sono state, in un modo o nell’altro, sempre respinte con tanto di sberleffo. “Abbiamo stanziato fin da subito ingenti risorse per i piccoli Comuni della nostra Regione – ha detto Rocca – soprattutto quelli delle aree interne, peraltro minacciati da spopolamento e crisi demografica. Si tratta di fondi interamente dedicati a trasporti locali, sanità territoriale, scuole e digitalizzazione. Vogliamo che un cittadino di Amatrice o di Formia abbia gli stessi diritti di uno di Roma. Il riequilibrio territoriale è una priorità politica, non solo tecnica. E poi abbiamo investito molto per infrastrutture e turismo, per far sì che tutto il Lazio sia connesso, competitivo e attrattivo, al di là di Roma, appunto”. “Vorrei che il Lazio fosse percepito – ha aggiunto ancora il presidente Rocca – come una regione che ha rialzato la testa che ha saputo modernizzarsi senza perdere la propria identità. Una regione competitiva, vicina ai bisogni dei cittadini e partner delle imprese. Capace di affrontare i problemi e di decidere, senza nascondersi o rinviare decisioni che poi si scaricano sulle generazioni successive. La prossima, sarà la legislatura del consolidamento di questi risultati, così da lasciare un Lazio di cui le persone possano essere orgogliose”.
