Ogni estate, in Italia, si racconta la stessa storia. Una storia fatta di sorrisi spenti, finestre chiuse, giochi negati. Una storia di esclusione, che colpisce i bambini con disabilità e le loro famiglie.
Una di queste storie è quella di Nicola (nome di fantasia), 7 anni, di Anagni: un bambino con una malattia rara, un sorriso che illumina la stanza – come racconta sua madre – e una voglia infinita di giocare, correre e stare con gli altri. Ma per l’ennesima estate, Nicola non potrà partecipare al centro estivo del suo quartiere. La motivazione? Sempre la stessa, detta con parole diverse: “Non abbiamo personale adeguato”. Dietro una cortesia formale, si cela una verità amara: Nicola sarebbe considerato “troppo complicato” da gestire. E così, mentre i suoi coetanei si preparano a vivere giornate di gioco, scoperta e amicizia, Nicola sarà costretto a rimanere a casa, a guardare dalla finestra un’estate che per lui non arriva mai davvero. L’inclusione non è un favore, né una gentile concessione. È un diritto, sancito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dalle linee guida del Ministero dell’Istruzione sull’inclusione scolastica. Eppure, appena terminano le lezioni, questi diritti sembrano dissolversi. Perché la scuola – giustamente – garantisce figure specializzate, sostegno e personalizzazione degli interventi. Ma l’estate? L’estate resta un territorio dimenticato, privo di progettualità, senza fondi adeguati e senza la volontà politica di fare la differenza. È il paradosso tutto italiano: inclusivi a scuola, assenti durante le vacanze. Come se la disabilità potesse essere messa “in pausa”. Solidarietà da parte dei partiti di centro sinistra Possibile Anagni, Pd Anagni, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana Anagni: “Inclusione reale anche d’estate: basta promesse, servono scelte concrete per garantire il diritto alla partecipazione dei bambini con disabilità ai campi estivi. Abbiamo appreso dai social l’appello accorato di una madre, che denuncia l’impossibilità per suo figlio, un bambino con disabilità, di partecipare ai campi estivi per la mancanza di personale specializzato. Non sappiamo se qualcuno delle istituzioni si sia degnato di rispondere, ma non possiamo restare in silenzio. È ora di passare dalle parole ai fatti. Proprio ieri, la testata giornalistica Alessio Porcu ha pubblicato un articolo sulla ripartizione dei fondi destinati ai Comuni per promuovere l’inclusione dei bambini e degli adolescenti con disabilità nelle attività estive. Un’occasione che troppo spesso viene sprecata o gestita in modo inefficace. Ci chiediamo: possibile che ogni estate si debba ripetere la stessa storia? Fondi disponibili, promesse di inclusione, e poi famiglie lasciate sole, bambini esclusi, diritti negati. È inaccettabile. Proponiamo di utilizzare questi fondi non per iniziative parallele, separate, “dedicate” – che di inclusivo hanno solo il nome – ma per finanziare l’impiego di assistenti educativi nei campi estivi ordinari. Perché l’inclusione, se è vera, si fa insieme. Nei luoghi comuni, nei giochi comuni, nelle esperienze condivise. Durante l’anno scolastico, i bambini con disabilità hanno diritto alla presenza di figure educative specializzate. Per quale motivo questo diritto dovrebbe sospendersi d’estate? L’estate non è una zona franca dai diritti. Rendere possibile la partecipazione a esperienze di socialità, gioco e crescita non è un favore: è un dovere, per chiunque voglia ancora definirsi una comunità civile e realmente inclusiva.” Anna Ammanniti
