Ieri, martedì 3 giugno, è stato posizionato al Trullo, a Roma, il “Civico Giusto” intitolato a Giuseppe Testa, giovane partigiano, medaglia d’oro al valore militare, che visse fra Roma e l’Abruzzo, e che venne fucilato dai Nazisti ad Alvito, l’11 maggio 1944.
Alle ore 10, presso l’I.C. “Antonio Gramsci”, in via Affogalasino 120, c’è stata la proiezione del video dedicato a Giuseppe Testa, ora disponibile sul sito dell’iniziativa (clicca qui), per poi proseguire, in Largo Giuseppe Testa al Trullo, con l’installazione del “Civico Giusto”.
Giuseppe Testa e il luogo della fucilazione
“Giuseppe Testa – si legge in una nota del Comune di Roma – è una figura esemplare della nostra storia, un uomo che ha saputo incarnare i valori della giustizia, del coraggio civile e dell’impegno per la libertà: con questa iniziativa si vuole raccontare la sua vicenda, onorarne la memoria e trasmetterne l’esempio alle giovani generazioni.
“Il Civico Giusto” è un’iniziativa che vuole far conoscere e divulgare storie di coloro che, durante l’occupazione nazifascista, hanno aiutato e salvato la vita a intere famiglie, donne, uomini e bambini perseguitati dal regime, accogliendoli e nascondendoli nelle loro case, mettendo a repentaglio la propria vita e la sicurezza delle proprie famiglie. Storie di coraggio e solidarietà, che altrimenti rimarrebbero sconosciute.
Giuseppe Testa era nato il 25 maggio 1924 a San Vincenzo Valle Roveto, in provincia di L’Aquila. Residente a Roma, era iscritto all’Istituto di ragioneria e lavora anche come impiegato presso il Genio militare. Entrato in contatto con l’organizzazione clandestina del Partito d’Azione, dopo l’8 settembre prestò aiuto ai prigionieri di guerra alleati e si unì alla formazione che diventerà poi la Banda Patrioti Marsicani. Nominato comandante di distaccamento, assunse importanti compiti organizzativi e si occupò anche della raccolta e dello smistamento delle armi.
Tradito da un delatore, il 21 marzo 1944 è sorpreso da un rastrellamento nazista mentre si trova a Morrea (AQ), dove abitano i genitori. Arrestato insieme al padre, al fratello e allo zio (più molti altri partigiani della zona), Giuseppe Testa viene immediatamente sottoposto ad interrogatori e torture, prima di essere condotto alla sede del comando tedesco a Civita d’Antino (AQ). Trasferito successivamente nel campo di internamento di Madonna della Stella (nei pressi di Sora, FR), viene processato dal Tribunale militare tedesco, dinanzi al quale si assume tutte le responsabilità, per scagionare la famiglia e i compagni di lotta. Condannato a morte, viene fucilato l’11 maggio 1944 lungo le sponde di un canale situato nei pressi di Fontanelle di Alvito (FR).