A causa delle condotte persecutorie messe in atto nei confronti della ex compagna, l’uomo, un impiegato di Isola del Liri, residente da tempo in un’altra provincia del Lazio per motivi di lavoro, aveva ricevuto il divieto di avvicinamento con il braccialetto elettronico. La donna lo aveva accusato dei reati di stalking, revenge porn e violenza sessuale.
Secondo quanto riferito dalla ex, aveva preteso di avere un rapporto sessuale contro la sua volontà e che addirittura l’aveva minacciata di far girare in rete delle foto intime di quando stavano insieme. A far scattare la denuncia nei confronti dell’impiegato il timore che potesse farle veramente del male. A suo dire sovente se lo ritrovava sotto casa minacciando sia lei che i suoi familiari. A conclusione delle indagini l’uomo è finito sotto processo. Nei giorni scorsi il pubblico ministero al termine della requisitoria aveva chiesto un anno e mezzo di carcere. La ex convivente che si è costituita parte civile aveva chiesto invece un risarcimento di 15 mila euro. L’avvocato difensore Giulia Giacinti ha dimostrato attraverso numerose testimonianze che quanto sostenuto dalla parte offesa non era assolutamente vero. Alla luce degli elementi raccolti il giudice ha archiviato i reati di revenge porn e di violenza sessuale ed ha derubricato lo stalking con le molestie. Secondo quanto sostenuto dal legale difensore il suo assistito si era limitato soltanto a suonare insistentemente il campanello di casa attaccandosi al telefono in qualsiasi momento. E proprio perché il reato è stato derubricato in molestie il giudice lo ha condannato soltanto a venti giorni di arresto e la non menzione della condanna. Soddisfatta l’avvocato Giacinti per l’esito della sentenza. Mar.Ming.
