(di Cesidio Vano) Da marzo 2023, la Cucina italiana è candidata all’Unesco per divenire “patrimonio dell’Umanità”. Da allora sono tante le iniziative che si susseguono per sostenere la candidatura. Tra queste, lo scorso 17 dicembre, l’Arsial – ovvero l’Agenzia regionale del Lazio per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura -, ha tenuto una cena istituzionale con 300 ospiti, spendendo 219.000 euro, praticamente una cena da 730 euro a testa.
L’importo sostenuto è finito ora al centro di un’interrogazione consiliare presentata dal consigliere di Azione, Alessio D’Amato, che ha evidenziato come una cena ‘stellata’ da chef quali Carlo Cracco, Antonino Cannavacciuolo, Giorgio Locatelli, Alessandro Borghese abbia “un costo intorno ai 400/500 euro a persona”. Nel Caso di Arsial, invece, si è andati ben oltre. La costosa cena di gala ad inviti è stata organizzata dalla Regione Lazio, attraverso l’Arsial. La candidatura, promossa dall’Accademia italiana della Cucina, dalla Fondazione Casa Artusi e dalla rivista “La cucina italiana”, è sostenuta dal governo attraverso il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Alla cena hanno preso parte molti gli ambasciatori, assieme al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, all’assessore al Bilancio, Agricoltura e Sovranità alimentare Giancarlo Righini, al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, al rappresentante permanente d’Italia presso l’Unesco e il Bie, Liborio Stellino. Scrive D’Amato nell’atto ispettivo: “l’Arsial ha organizzato una cena istituzionale, da 300 coperti, in occasione della candidatura della Cucina Italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco, presso il complesso delle Terme di Diocleziano, in data 17 dicembre 2024; Dalle relative determinazioni dirigenziali n.899 del 12/12/2024 e n. 932-934-935 del 17/12/2024 emergono le spese seguenti: 1) per il servizio di allestimento e per la realizzazione dell’evento: euro 113.277,00 (iva al 22% inclusa, di cui euro 30.000,00 di costi di manodopera ed euro 928,50 di costi di sicurezza aziendali); 2) per il servizio di catering e di logistica per la realizzazione dell’evento: euro 91.597,60 (iva al 22% inclusa, di cui euro 13.500,00 di costi di manodopera ed euro 750,00 di costi di sicurezza aziendali); 3) per il “conto terzi” del personale del MiC della sede espositiva citata: euro 14,140,00. D’Amato evidenzia anche che l’evento, dal costo ‘monstre’, era finalizzato a supporto di un’azione propositiva presso l’Unesco “da parte dei Ministeri della Cultura (formalmente) e dell’Agricoltura più che della Regione Lazio (coinvolta, semmai, di riflesso)” sottolineando che la materia, l’interesse e le candidature sono di competenza governativa. Per tali ragioni, l’esponente della minoranza interroga il Presidente della Giunta e l’Assessore all’Agricoltura per sapere: 1) quali parametri tecnici e finanziari siano stati utilizzati per la realizzazione della cena in argomento e se, per quanto sopra esposto, il responsabile del procedimento, non abbia tenuto conto dell’elevatissima spesa sostenuta dall’Arsial; 2) quale procedura di evidenza pubblica e come siano state scelte le aziende che hanno fornito catering e attrezzature; 3) quali effetti ha avuto per l’Unesco; 4) chi erano le Istituzioni coinvolte e l’elenco degli invitati istituzionali; 5) quale Ë stato il contributo da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, e da parte del Ministero della Cultura; 6) se intendano continuare a utilizzare l’ARSIAL come uno strumento di organizzazione di eventi conviviali.
