Aveva prenotato la visita oculistica lo scorso anno. E finalmente, il 20 settembre del 2024 esattamente dopo dodici mesi, A. C., un professionista di 65 anni oggi in pensione, avrebbe dovuto essere sottoposto a questa fatidica visita.
Ma lo stesso giorno in cui avrebbe dovuto recarsi nell’ambulatorio, una telefonata da parte dell’Asl lo ha informato che l’oculista che avrebbe dovuto visitarlo non c’era e quindi avrebbe dovuto di nuovo fare un’altra prenotazione. L’uomo con tanta pazienza si è messo nuovamente in lista per poter essere visitato agli occhi. Da tempo, il professionista soffre di disturbi oculari che necessitano visite accurate. Dicevamo che aveva dovuto effettuare una seconda prenotazione. Questa volta però pensava di essere stato più fortunato. Invece di attendere un altro anno, gli avevano fissato la visita per il 20 dicembre scorso. Tre mesi di attesa erano davvero pochi rispetto ai dodici che aveva dovuto attendere in precedenza. Ma anche in questa occasione, il giorno prima di recarsi alla visita, era stato informato, tramite sempre telefonata, che la visita non poteva essere effettuata per mancanza dello specialista. Colei che lo aveva informato di questo slittamento, gli aveva detto che sarebbe stata sua premura fissare un nuovo appuntamento informandolo della nuova data. Invece, da quel momento il telefono è rimasto muto. Ovviamente, in questi casi, quando necessita l’urgenza, non si può fare altro che rivolgersi al privato. Un bambino della scuola elementare di Arzano, che ha ispirato il maestro Marcello D’Orta a scrivere il libro “Io speriamo che me la cavo”, aveva già intuito quanto fosse importante il denaro nella sanità: “A Napoli – aveva scritto – se tieni il tumore muori. In Svizzera muori più tardi”. Mar. Ming.
