Anziana residente a Ceccano giunge all’ospedale di Frosinone per un sospetto di attacco di cuore, ma poi viene operata per una ischemia intestinale, morirà dieci giorni dopo nel nosocomio frusinate per un infarto del miocardio.
La famiglia, sospettando che la congiunta non sia stata curata come i medici avrebbero dovuto, ha presentato una denuncia querela nei confronti dell’Asl, chiedendo il sequestro della cartella clinica. La morte della pensionata, di 90 anni, risale al settembre scorso. Secondo il medico che l’aveva visitata, la paziente presentava un infarto del miocardio in atto. Trasportata presso l’ospedale di Frosinone, i dottori avevano diagnosticato una ischemia intestinale. Per tale motivo doveva essere sottoposta con urgenza ad intervento chirurgico. Ma subito dopo l’operazione i familiari erano stati avvicinati da un chirurgo che l’aveva operata e questi aveva detto loro che “avevano aperto e richiuso l’addome perché non era stata rinvenuta conferma della diagnosi fatta”. Successivamente, l’anziana era stata accompagnata nel reparto di chirurgia. Poi però era stata trasferita d’urgenza nel reparto di cardiologia a causa dell’aggravarsi del suo stato di salute. I familiari adirati avevano chiesto spiegazioni circa quello spostamento. Per l’ennesima volta la figlia, secondo quanto riportato nella denuncia, avrebbe prospettato ai medici che la madre aveva un problema al cuore ed aveva invitato la dottoressa di turno ad interfacciarsi con il cardiologo che la stava seguendo. Soltanto a quel punto, dopo aver contattato il collega, confermava la necessità di effettuare una coronografia . Ma quell’esame non è mai stato fatto perché l’anziana è deceduta la mattina del giorno dopo. Secondo i familiari dal giorno del ricovero i medici hanno percorso tante strade tranne quella più evidente e semplice che necessitava di una basilare consulenza cardiologica peraltro richiesta il giorno dell’accettazione in pronto soccorso e mai eseguita. Mar. Ming.
