(di Cesidio Vano) Il processo all’uomo accusato di aver ucciso, lo scorso anno l’orsa Amarena, in un’area prossima al territorio del parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise sarà celebrato davanti al giudice penale monocratico e non davanti al Gup, come eta in programma di procedere oggi.
A seguito dell’accoglimento di un’eccezione di competenza per materia, il giudice dell’udienza preliminare ha indicato l’organo giudiziario competente. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) ha depositato l’istanza per l’ammissione come parte civile nel processo, ora dovrà decidere il nuovo giudice. Nel frattempo dal sodalizio animalista sottolineano come proseguirà la battaglia dell’associazione per “garantire che la verità emerga e che chi ha commesso un simile reato paghi le conseguenze del suo gesto”. Ma sono già diverse le associazioni che sono state ammesse al processo come parti lese, tra cui la Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, rappresentata dall’avv. Crescenzo Presutti, dell’onorevole Michela Brambilla. Alla sbarra è finito un 58enne di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila) difeso dall’avvocato Berardino Terra, che, poco più di un anno fa, sparò alcuni colpi di fucile verso l’orsa, uccidendola. Ora, con la decisione odierna del Gup, gli atti tornano alla Procura di Avezzano. La citazione a giudizio, davanti al giudice monocratico dovrà essere riformulata. Questa mattina, poco prima dell’udienza, davanti al Tribunale di Avezzano si è tenuto un sit-in delle associazioni animaliste e ambientaliste, una quarantina, che – come detto – si sono costituite parte civile, insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e al Parco regionale Sirente Velino, oltre che alla Regione Abruzzo, come preannunciato dal presidente, Marco Marsilio. Parte civile nel processo per l’uccisione di Amarena anche il Comune di Villalago (L’Aquila). Il 58enne è accusato di uccisione di animale e di aver agito con l’aggravante della crudeltà, data dall’assenza di una valida motivazione. L’orsa Amarena, uno dei simboli del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), fu uccisa a fucilate nella notte del 31 agosto 2023 alla periferia di San Benedetto dei Marsi. L’autore del reato era stato subito identificato. La perizia balistica sul fucile, disposta dalla Procura, aveva confermato come il 58enne aveva sparato per uccidere, non per errore o per spaventare l’animale. .“Ora auspichiamo la rapida fissazione della data di avvio del processo”, commentano Lav, Lipu, Lndc, Salviamo l’orso, Rewilding Apennines e Wwf, “e che si arrivi a una sentenza di condanna che sia di esempio per tutti coloro che ancora ritengono lecito farsi giustizia da sé in tutti quei casi in cui le attività umane entrano in conflitto con gli animali selvatici.” L’imputato si era autodenunciato ai carabinieri, ammettendo di avere ucciso l’orsa Amarena per motivazioni legate alla sicurezza personale, ma l’accusa non ritiene credibile questa ricostruzione.
