Ambiente – Assalto fotovoltaico alla Valle del Sacco: aree agricole d’elezione, trasformate in aride spianate di specchi

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(di Cesidio Vano) Assalto nella Valle del Sacco, tra le Province di Frosinone e Roma: negli ultimi due anni sono stati approvati o sono in via di approvazione impianti fotovoltaici per centinaia di ettari nei comuni di Genazzano, Paliano, Colleferro, Gavignano, Anagni e Patrica.

A segnalare, con preoccupazione, quanto sta avenendo è la rappresentante del Comitato residenti di Colleferro, Ina Camilli, che spiega, così, le ragioni dell’allarme: “Questi progetti sono diventati anche una questione locale: si perdono terreni agricoli pregiati in un’area ad elevata vocazione agricola di qualità, come testimoniano la presenza di un biodistretto, di diversi prodotti tipici DOP che vi si producono, e della Strada del vino Cesanese, primo vino DOCG del Lazio. Sono il risultato di una pianificazione regionale ben diversa dalla produzione energetica e, sostanzialmente, incompatibile con quella”. In questo contesto – evidenzia Camilli – si trovano anche due Monumenti Naturali, decretati dalla Regione, Selva di Paliano e Mola di Piscoli e Ponte dei Picari a Genazzano, che indicano la presenza di una biodiversità di rilevante importanza e costituiscono un essenziale polmone verde a compensazione delle incontrollate e crescenti emissioni di impianti industriali, soprattutto nel Comune di Colleferro, che inquinano pesantemente l’aria e l’acqua. “L’attuale sviluppo della produzione energetica e la noncuranza dei Comuni di Paliano, Colleferro e Genazzano, rendono difficile un’adeguata conservazione e valorizzazione dei due Monumenti e piuttosto ne favoriscono il degrado – dice la rappresentante – Il Parco La Selva, oggi assediato da speculatori energetici di impianti fotovoltaici, in passato è stato tra i più visitati del Lazio, prima delle inopportune decisioni della politica. La Regione, dopo aver alienato a privati parte dell’area pubblica, ha abbandonato ogni forma di promozione e controllo verso il Comune di Paliano, Ente gestore, che ne ha compromesso la fruizione. Quanto a Ponte dei Picari è già in parte decurtato e deturpato da un progetto autorizzato di fotovoltaico di circa 36 ettari”. Va detto che sono anche moltissimi i cittadini che non sono d’accordo con la trasformazione del territorio in monocoltura energetica, in assenza di ogni ragionevole pianificazione politica dei Comuni e di intese a livello regionale. “Una «transizione ecologica che consuma suolo e trasforma per sempre le condizioni di vita presenti e future della valle del Sacco significa compromettere beni ambientali di pubblico interesse – aggiunge Camilli -. In base ai diritti di informazione e partecipazione attiva della cittadinanza e agli obblighi di trasparenza dell’Amministrazione comunale le associazioni, i comitati ed i singoli dovrebbero poter far sentire la loro voce, ma purtroppo esercitare questo basilare diritto democratico non è facile: di fatto la partecipazione non è incoraggiata, tutt’altro”. La rappresentante del Comitato lamenta, in sintesi, che nonostante le norme di legge che spingono pe rla partecipazione dei cittadini, singoli o associati, agli iter autorizzativi per silimi progetti, i Comuni e gli enti coinvolti fanno di tutto per evitarne la presenza, omettendo informazioni e trasparenza, puntando anche sugli iter accelerati previsti per l’utilizzo dei fondi PNRR. “Tutto il procedimento in realtà è sbilanciato dalla parte del privato che presenta il progetto – dice Camilli -. Infatti è il soggetto proponente a dichiarare nella fase istruttoria quali siano i vincoli e le altre norme urbanistiche in vigore sull’area di intervento, a presentare studi d’impatto sull’ambiente, sulla biodiversità e sul paesaggio, affidati a professionisti di loro fiducia. Nessuna meraviglia quindi se questi studi siano quasi sempre fortemente confezionati per ottenere il parere favorevole, minimizzando i danni ambientali, anche con argomenti estesi su decine di pagine. Con la “distrazione” dei Sindaci e dei Comuni, che lasciano decidere la transizione energetica al mercato, progetti incompatibili con il territorio vanno spesso a buon fine e vengono autorizzati, mentre solo in rarissimi casi virtuosi il procedimento viene archiviato. Bisogna dire che le osservazioni di associazioni, comitati e cittadini sono le più temute, perché sono soggetti disposti a presentare ricorsi giudiziari. Le Amministrazioni pubbliche e gli Enti locali, spesso già poco interessati ad intervenire in Conferenza di servizi, anche per possibili pressioni economico-politiche, raramente ricorrono al Tribunale amministrativo regionale. In conclusione – dice Camilli – possiamo dire che è soprattutto la tenace difesa e partecipazione della società civile, in supplenza delle Amministrazioni comunali, ad impedire alla procedura di VIA di degenerare, a furia di semplificazioni, disinteresse ed accelerazioni, nella caricatura di un serio procedimento valutativo”.
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