Colleferro – Omicidio Willy, depositate le motivazioni dell’Appello bis. I Bianchi rischiano di nuovo l’ergastolo

chiaro13
3 MIn Lettura
Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso mese di aprile i giudici della suprema corte hanno deciso per un nuovo processo di appello per l’omicidio del giovane Willy Monteiro Duarte, di Paliano, a carico dei fratelli Bianchi, limitatamente, però, alla sola questione delle attenuanti generiche riconosciute.

I giudici spiegano infatti che: “Deve prendersi atto, in accoglimento del ricorso del pubblico ministero, che questa statuizione si rivela affetta da motivazione viziata per contraddittorietà interna e per sua strutturale carenza rispetto all’esigenza di fornire una giustificazione puntuale e adeguata delle conclusioni raggiunte in senso difforme rispetto a quelle a cui era approdata la Corte di assise’’. In sostanza, le argomentazioni che hanno convinto i magistrati d’appello a concedere le attenuanti non sembrano agli ermellini della prima sezione penale della Cassazione né chiare né ben argomentate. Come noto, Willy Monteiro Duarte, 21 anni, fu ucciso a Colleferro durante un pestaggio la sera del 6 settembre 2020. Sono stati riconosciuti colpevoli di quel delitto i fratelli Gabriele e Marco Bianchi (nella foto). Si dibatte ora sull’entità della pena che, nel caso non vengano riconosciute le attenuanti, rischia di essere quella dell’ergastolo, come aveva deciso il giudice di primo grado. In appello, ferma la responsabilità dell’omicidio, Marco e Gabriele Bianchi erano stati condannati a 24 anni, proprio per il peso avuto dalle attenuanti. Sono definitive invece le condanne per gli altri due imputati, 23 anni per Francesco Belleggia e 21 anni per Mario Pincarelli. A ricorrere in Cassazione, come si è detto, è stata l’Accusa. Gli ermellini hanno ritenuto meritevole di accoglimento il ricorso proposto dal Procuratore generale territoriale che ha denunciato la violazione di legge e il vizio della motivazione alla base della riforma parziale della sentenza di primo grado decisa dalla Corte di assise di appello nella parte in cui – appunto – ha riconosciuto a Gabriele Bianchi e Marco Bianchi le circostanze attenuanti generiche con la corrispondente mitigazione del relativo trattamento sanzionatorio. I giudici della Cassazione, inoltre evidenziano come in primo grado i giudicanti “avevano negato agli imputati le attenuanti considerando che, per un verso, nessun aspetto connesso all’incontestabile gravità del fatto, concretatosi nella brutale uccisione di un giovane inerme, era suscettibile di determinare attenuazioni di pena e che, per altro verso, negativa era la valutazione della loro pronunciata capacità a delinquere, essendo gravati da carichi pendenti per reati inerenti a violenza e condannati in secondo grado per spaccio di sostanze stupefacenti, persone note nel loro contesto come picchiatori, facenti parte della chat denominata ‘La gang dello scrocchio’, dotati di personalità allarmante, privi di attività lavorativa eppure connotati da tenore di vita elevato, nonché protagonisti di un comportamento post factum dimostrativo dell’assenza di qualsiasi revisione critica del loro gravissimo operato deviante’’ .
Condividi questo articolo
Nessun commento