(di Cesidio Vano) Due assessori contro. Nei gironi scorsi, durante una riunione di giunta comunale ad Arce, si è registrato un episodio piuttosto raro, nella gestione della pubblica amministrazione: due assessori su quattro si sono astenuti all’approvazione di una delibera con cui il comune avvia la procedura di selezione – gestita dalla Regione – per l’assunzione a tempo indeterminato (20 ore settimanali) di un operatore (ex Categoria A) appartenente alle categorie protette, con le mansioni di custode, addetto all’accoglienza, consegna e ritiro documentazione amministrativa, ecc.
Un evento raro, dicevamo, perché solitamente – fin quando c’è armonia in giunta e in maggioranza – le delibere sono generalmente all’unanimità e, qualora qualche assessore ha dubbi o contrarietà, per correttezza e scienza politica, si ‘assenta’ così da consentire una votazione sempre unanime. Ad Arce è chiaro – ma lo si era capito anche dai precedenti eventi che hanno fatto barcollare l’amministrazione – che qualcosa non va. Inoltre, nell’atto deliberativo non votato, i sue astenuti hanno anche spiegato di non condividere l’atto in approvazione “poiché la proposta non è stata condivisa e si ritiene non sia opportuna e adeguata alle esigenze del nostro Ente”. A non approvare l’atto sono stati gli assessori Sisto Colantonio (vicesindaco e con delega al personale!) ed Elisa Santopadre, i necessari ‘sì’ alla delibera sono invece arrivati dagli assessori Sara Petrucci e Alessandro Proia, oltre – indispensabilmente – dal sindaco Luigi Germani (in foto). Sull’episodio è intervenuta anche l’opposizione consiliare con un post pubblicato sul profilo social della lista ‘Roberto Simonelli Sindaco’, in cui si legge: “La spaccatura interna al gruppo di Germani, fino ad oggi chiacchierata, diventa così dichiarata e palese. Sarebbe opportuno e sintomo di buona amministrazione la revoca delle cariche o perlomeno un rimpasto di giunta. Non azzardiamo richiedendone le dimissioni perché è ben chiaro a noi e a tutta la cittadinanza che taluni soggetti hanno più a cuore le indennità che il bene comune”.
