Regione – “Il Capolarato nel Lazio è una piaga insanabile: nel settore agricolo il 98% dei rapporti è fuorilegge”. La denuncia del Pci

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“Nel settore agricolo il 98% dei rapporti è fuorilegge. Seicentoventi episodi di caporalato scoperti dall’Ispettorato del lavoro nel 2023 in tutto ilLazio, 608 dei quali soltanto nel settore dell’agricoltura”. A fornire i numeri è la sezione regionale del Partito comunista italiano che torna a denunciare il dramma del caporalato nel Lazio.

Il segretario regionale del PCI, Bruno Barbona, aggiunge: “Sono stati individuati 8.981 dipendenti con posizioni irregolari, 1.274 in nero: 64 erano clandestini. Nel Lazio si stimano circa 50mila lavoratori clandestini, 15mila solo a Latina. Le nazionalità più rappresentate fra i lavoratori stranieri assunti in ambito agricolo sono rumena, marocchina, albanese, indiana, senegalese e pakistana. Il Lazio ha il 40% di manodopera clandestina nell’agricoltura (su una media del 20-30% nel Centro Italia), insieme con regioni come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia”. Dal Pci del Lazio arriva allora una denuncia denuncia pubblica “della condizione di schiavitù di questi come di altri lavoratori (pensiamo ai riders o ai troppi cantieri edili senza regole). Caporalato e lavoro nero sono due piaghe che – dicono i comunisti -, oltre ad essere uno scandalo per una società civile, tolgono risorse alla pubblica amministrazione con una evasione fiscale totale mentre padroni e padroncini si ingrassano con la complicità dei loro caporali. E’ora di fermare questo scempio. E’ora di fermare le morti sul lavoro”. Il Pci ricorda di aver partecipato alle recenti manifestazioni che si sono tenute a Latona contro tale fenomeno, dopo la morte di Singh Satnam, bracciante agricolo, deceduto lo scorso 19 giugno dopo essere stato abbandonato davanti casa invece che soccorso a seguito di un incidente nel campo dove lavorava che gli aveva reciso un braccio. “Ed anche nelle ultime settimane – scrivono dal Pci regionale -, abbiamo assistito a vittime sul lavoro nei campi. Ciò ha determinato una grande mobilitazione”. Dal Partito comunista ricordano anche cosa rischia chi sfrutta i lavoratori: “La legge prevede la reclusione da uno a sei anni, oltre alla multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore, per chiunque recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento. La fattispecie aggravata del reato prevede la reclusione da 5 a 8 anni e una multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato quando il reato di caporalato è compiuto mediante violenza o minaccia. Ciò nonostante questo sfruttamento continua a mietere vittime. Mancano i controlli da parte delle istituzioni e della forza pubblica, mancano le denunce da parte dei sindacati confederali che si accorgono del fenomeno solo in casi di “lutto”, mancano gli ispettori del lavoro” denunciano dal Pci. I comunisti ne hanno anche per Rocca. Al presidente della Regione Lazio rimproverano l’assenza di controlli sull’applicazione dell’ordinanza emessa lo scorso mese e con cui sono vietate le attività lavorative all’aperto dalle ore 12:30 alle 16:00, fino al 31 agosto 2024, nei giorni in cui il rischio di esposizione al sole con attività fisica intensa è segnalato sul sito Workilmate 2.0. “Ma, come sempre accade in Italia – dicono dal Pci -, questa ordinanza risulta del tutto vana, lettera morta, senza i dovuti controlli. Ma questo il Presidente lo sa…”.
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