(di Cesidio Vano) Dovranno essere abbattuti i 71 bungalow (chiamati anche ‘mobil home’) realizzati da ormai 12 anni in un noto camping di Pescasseroli, in area del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Sebbene quei manufatti siano stati già dichiarati abusivi nel 2022, dopo una lunga serie di ricorsi alla giustizia amministrativa, di fatto le costruzioni – utilizzate come albergo stabile – non sono state mai rimosse. Proprio per questo, davanti al mancato adempimento a quanto ordinato dal Parco e poi sentenziato anche dai giudici, il Pnalm ha dato impulso, due anni fa, a provvedimenti di demolizione coatta delle costruzioni. Ed è stato contro quest’ultimo atto che i titolari dell’attività ricettiva hanno provato ad opporre una nuova ed estrema resistenza, proponendo ricorso straordinario al Capo dello Stato, che può annullare gli atti amministrativi, qualora ritenuti viziati, una volta sentito il parere del Consiglio di Stato. Il pronunciamento dei giudici amministrativi d’appello è giunto nei giorni scorsi ed ha dato nuovamente ragione al Parco, visto che i bungalow erano comunque stati realizzati senza alcun titolo autorizzativo. Benché quelle strutture vengano presentate come “mobil home” (case mobili) per il Panlm sono in realtà “delle strutture ricettive fisse, collegate in modo stabile e permanente ai servizi tipici di una qualunque abitazione: acqua potabile, rete elettrica e fognaria”. Dopo aver dunque riscontrato che, nonostante le ordinanze e le sentenze, quei manufatti sono rimati per anni e anni al loro posto, il Parco ha disposto nel 2022 l’esecuzione d’ufficio della demolizione. Tra i vari motivi del ricorso – che è seguito a quest’ultima decisione -, la difesa dei titolari del camping hanno spiegato anche quello della “recuperata” legalità dei manufatti alla luce della sopravvenuta approvazione del Prg di Pescasseroli, che – diversamente dal passato – identifica oggi l’area come campeggio/villaggio turistico. La tesi – contestata dal Pnalm – non ha convinto neanche i giudici amministrativi chiamati a dare il parere agli uffici del Quirinale. Il Consiglio ha, infatti, ribadito che l’esecuzione d’ufficio della demolizione rappresenta un’attività doverosa e vincolata, priva di discrezionalità. “Non solo – spiegano dal Parco -: l’ultima pronuncia del Consiglio di Stato ha anche confermato che la sanzione demolitoria non mira a colpire il responsabile dell’abuso, bensì la cosa abusiva (la res, in gergo tecnico), di cui persegue la rimozione. La conseguenza, non di poco conto, è che tale sanzione “insegue” i manufatti abusivi chiunque ne sia l’odierno proprietario, a nulla rilevando che alcuni di essi siano stati venduti e non si trovino più nella disponibilità dei responsabili degli abusi”. Allo stesso modo, il Consiglio di Stato ha altresì ricordato che la natura abusiva di una struttura deve essere valutata con riferimento alla normativa urbanistico-edilizia vigente al momento della sua realizzazione, senza che possano rilevare le modifiche normative nel frattempo intervenute, le quali possono operare solo per l’avvenire – nel caso di specie, il nuovo Piano Regolatore comunale – che, per i progetti futuri, individuerebbe per l’area una destinazione astrattamente compatibile. Per il Consiglio di Stato, quindi, non ci sono dubbi: i manufatti abusivi vanno demoliti.
