Regione – Bocciata la mozione contro la presenza dei movimenti antiabortisti nei Consultori. Domani protesta in piazza a Roma

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Una battaglia combattuta nell’aula consiliare della Regione Lazio solo da una parte politica: il centrosinistra. Contro un centrodestra che non ha voluto prendere la parola per spiegare la propria posizione, ma che ha puntato tutto sulla forza dei numeri. Una battaglia che domani, 25 maggio, scenderà nelle strade di Roma per concentrarsi in piazza Vittorio, contro la possibilità che nei consultori familiari, a fianco dei professionisti della sanità, operino anche le associazioni antiabortiste (cosiddette pro-life), come ha recentemente previsto una norma legislativa nazionale, contenuta nel decreto legge dello scorso 2 marzo (già convertito) in materia di attuazione del Pnrr.

Nell’ultima seduta del Consiglio regionale del Lazio svoltasi mercoledì, infatti, è giunta all’esame dell’Emiciclo la mozione firmata dalle consigliere Eleonora Mattia, Sara Battisti e Marta Bonafoni (tutte del Pd) e sottoscritta poi anche da altre forze politiche di centrosinistra. Con quella mozione si voleva impegnare il presidente della Regione Lazio a non avvalersi della possibilità prevista dall’articolo 44 quinquies del decreto, che recita: “Le regioni organizzano i servizi consultoriali nell’ambito della Missione 6, Componente 1, del PNRR e possono avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del Terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”. Per il centrosinistra questa norma è un vero e proprio attacco alla legge 194 sull’aborto e tenta di annullare l’autodeterminazione delle donne. E, per scherzo del caso, la mozione del Pd è arrivata in Aula proprio nel giorno in cui la legge sull’aborto compiva il 46° anno (è infatti la n.194 del 22 maggio 1978). In aula, la consigliera Mattia ha spiegato: “È successa una cosa molto grave: è stato presentato un emendamento nel PNRR (divenuto poi legge, nda) per far entrare delle associazioni private, ovvero i movimenti per la vita, all’interno dei consultori, per convincere le donne a non portare avanti le loro decisioni, ovvero quella dell’interruzione di gravidanza, perché il vero obiettivo di questo emendamento è solo questo”. Ha poi aggiunto: “Siamo noi donne che decidiamo cosa essere nella nostra vita, siamo noi donne che decidiamo se essere madri o non madri”. Ancora: “Voi volete soltanto colpire le donne che vogliono decidere di non portare avanti una gravidanza, perché non sapete che se una donna un figlio non lo vuole, troverà comunque il modo per non averlo […] Questa mozione è a difesa della legge 194, che è una legge umana, che ha funzionato perché ha fatto leva sulla libertà di scelta delle donne e ha valorizzato la responsabilità femminile. Le donne oggi considerano l’aborto un dramma, una scelta dolorosa necessaria, anche perché la legge ha contribuito a far crescere la cultura della responsabilità nei confronti della sessualità”. Dopo Mattia, ha preso la parola anche la consigliera Bonafoni, ribadendo l’importanza della legge 194, sulla quale gli italiani hanno già detto più volte – con i referendum – come la pensano e stigmatizzando il brusio e la distrazione dell’aula durante i loro interventi, invitando i consiglieri di centrodestra a discutere la questione e a intervenire. Il centrodestra, però, ha deciso di scegliere il silenzio e nessuno ha preso la parola. Anche perché nell’elettorato di destra (sopratutto molte le donne) non tutti condividono questa mossa del Governo. Lo ha ricordato anche la consigliera Bonafoni: “Voi state cercando di stravolgere una legge dello Stato, ma soprattutto la vita di quelle donne, di noi donne, di tutti i colori politici, e guardate che nel Paese c’è una protesta rispetto a quello che voi state facendo, altissima. E alla vigilia delle elezioni europee, fareste bene ad ascoltarle anche voi, le donne di destra, che non ci stanno”. Il Movimento 5 Stelle ha aderito all’iniziativa del Pd. Poi il voto dell’aula che a maggioranza ha bocciato la proposta del Pd. Mozioni e atti simili a quello presentato in consiglio regionale nel Lazio sono stati promossi in tutte le regioni italiane dai rappresentanti del Parti democratico. Domani, la protesta contro la possibilità che, nel Lazio, gli attivisti pro-vita operino nei consultori animerà Roma: Non una di Meno e la Rete nazionale consultori e consultorie sarà in piazza Vittorio a manifestare. Nonostante il silenzio durante il consiglio regionale, alla fine la consigliera di Fratelli d’Italia Chiara Iannarelli ha deciso di replicare al Pd con un comunicato, parlando di “mistificazione della realtà”. Per l’esponente di FdI con il provvedimento approvato al Senato “le donne rimangono pienamente libere di scegliere ma saranno meno sole e più consapevoli” grazie al sostegno anche economico “di associazioni qualificate nella tutela materno-infantile”. Certo, forse i consultori però saranno meno laici.
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