Roma – Il ‘dress code’ dei vigili urbani in vista del Giubileo fa litigare la sinistra e la polemica è assurda

Irene Mizzoni
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(di Cesidio Vano) Tutta colpa del ‘codice d’abbigliamento’ che il vice comandante della Polizia Roma Capitale, Roberto Stefano, ha diffuso a tutti i Corpi della municipale, indicando le raccomandazioni da osservare per i vigili urbani in servizio durante il Giubileo. Una sorta di codice estetico all’insegna del decoro e della sobrietà, che però è stato subito tacciato di essere ‘sessista’ e ‘medievale’.

A sinistra, di un’amministrazione di sinistra, non sono piaciute le regole che voglio barbe, baffi e basette, ben curate e regolari (ovviamente la norma forse è sessista perché le donne, la barba, non se la vogliono curare) e quelle che invitano a non eccedere con lacca, brillantina, gelatina. Oppure quelle che invitano a tenere capelli con colori naturali (la immaginate la credibilità di un vigile o una vigilessa con il parrucco blu elettrico, verde o viola?). Anche il richiamo a “un’acconciatura proporzionata, compatibile con l’uso del berretto” è apparsa scandalosa. Vabbé. Sta di fatto che – a quanto riferiscono i bene informati – anche il sindaco Roberto Gualtieri, dopo esponenti politici di M5S, Sinistra e sindacati, si è irritato e ha chiesto di rivedere e riscrivere il ‘codice’ senza accenni di genere. Già le divise sono le medesime per uomini e donne. Ma cosa prevede nello specifico il contestato ‘dress code’? Essenzialmente, richiama norme che già sono presenti nel regolamento del Corpo, per chi indossa la divisa, che deve essere portata con decoro, anche perché – piaccia o non piaccia – anche quella è e sarà una parte dell’immagine di Roma e dell’Italia davanti a milioni e milioni di pellegrini che arriveranno in Vaticano per l’Anno Santo. Dunque, ecco le ‘prescrizioni’ – come riporta il Corriere della Sera – che tanto hanno fatto gridare allo scandalo. Trucco leggero e capelli alle spalle (per le vigilesse, ma non c’è nulla di male se anche qualche vigile voglia concedersi un colpo di mascara o fondotinta): alle donne si raccomanda un taglio di capelli che lasci la fronte scoperta (la frangetta è bandita) e di lunghezza non oltre le spalle. Per un’acconciatura proporzionata, compatibile con l’uso del berretto, si chiede poi di evitare volumi troppo vaporosi e di dosare con parsimonia l’uso dei prodotti fissanti (lacca, brillantina, gelatina rigorosamente trasparenti). No alle colorazioni simil punk: sono ammesse soltanto le tinture naturali. Moderazione anche per gli accessori, fermagli e affini, che devono essere di piccole dimensioni e in due nuance (blu e nero). Il makeup deve essere leggero e poco marcato. Niente collane, ciondoli e orecchini pendenti (insomma: un bel crocifisso oro su camicia sbottonata e petto virile non si può!). Barba, baffi e basette regolari (per i vigli, ma se vogliono anche le vigilesse possono adeguarsi): per quanto riguarda gli uomini – dice il dress code -, niente orecchini e/o piercing. I capelli devono essere “di moderata lunghezza in modo da lasciare scoperti fronte, orecchie e collo”. Regole anche su taglio dei capelli che “deve seguire la naturale attaccatura del cuoio capelluto evitando qualsiasi forma di eccentricità” (niente creste o rasta, insomma); le basette, “devono essere conformi, in lunghezza e spessore, al tipo di acconciatura utilizzata e devono avere forma regolare”. Quindi barba e baffi che debbono essere “ben curati, ordinati, di lunghezza non eccessiva e, se tinti, di colore naturale” (che poi, altrimenti, uno non trova più differenza tra i clochard sotto il colonnato del Bernini e quelli della Locale). Poi (e dite come non si può essere d’accordo) le norme di buona educazione: è richiesto “un comportamento ineccepibile sia sotto il profilo della cura della persona sia dell’uniforme”; una “corretta osservanza delle norme del vigente Regolamento” e il dovere per il vigile di rivolgere il saluto (ai cittadini che lo interpellano, alle autorità, agli amministratori e ai superiori gerarchici) portando la mano destra alla visiera del copricapo”. Macché: per Antonio De Santis (consigliere M5S ed ex assessore al Personale), il Codice “è scritto con la mano destra da un’amministrazione che si dice di centrosinistra”. Michela Cicculli (Sinistra civica ecologista), presidente della commissione Pari opportunità, parla invece di “norme estetiche che sanno di Medioevo”.
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