Il dossier – Qualità del lavoro: il Lazio non brilla. Ecco lo studio della Cgia sul benessere aziendale nelle regioni italiane

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Sempre più difficile per le aziende trovare personale adeguatamente preparato, così spesso le stesse aziende finiscono per ‘rubarsi’ i dipendenti tra loro. Accade soprattutto in Nord Italia dove il ‘benessere aziendale’, ovvero la strategia che molte aziende stanno applicando per ‘fidelizzare’ i propri assunti ed evitare che ‘scappino’ dalla concorrenza, è maggiormente applicato. Lo rivela uno studio condotto dall’associazione di categoria Cgia che raggruppa le piccole e medie imprese e che ha elaborato i dati relativi alle 20 regioni italiane, prendendo in esame 8 parametri: dipendenti con paga bassa; occupati sovra-istruiti; occupati con lavori a termine da almeno 5 anni; tassi di infortuni mortali e inabilità permanente; occupati non regolari; soddisfazione per il lavoro svolto; percezione di insicurezza dell’occupazione; part time involontario.

BENESSERE AZIENDALE NEL LAZIO Nella classifica redatta dalla Cgia, il Lazio è al 13 posto su 21 posizioni (19 regioni e le 2 province autonome che costituiscono il Trentino Alto Adige), con un punteggio relativo alla ‘qualità del lavoro’ stimato in 45,6 su 100 e dove la migliore regione è la Lombardia con 86,3 punti (seguita da Bolzano 83,7 e Veneto 77,5) e la peggiore è la Basilicata con 12,5. Nelle 8 classifiche che sono state stilate, invece, per ognuno degli 8 indicatori scelti per definire il benessere lavorativo, i risultati conseguiti dal Lazio sono i seguenti: Su 100 dipendenti, 10,8 hanno una paga troppo bassa per il lavoro che fanno (15 posto su 21, dati nel 2020). Ogni 100 occupati, il Lazio ne ha 30,1 sovraistruito (cioè che ha concluso un ciclo di studi più elevato per l’impiego poi ottenuto, 15 posto su 21, dati 2023). Ogni 100 dipendenti a tempo determinato e collaboratori, ci sono 18,7 occupati con lavori a termine da almeno 5 anni (dati 2023, 14 posizione su 21). Ogni 100 occupati nel Lazio, c’è un tasso di infortuni mortali e di inabilità permanente pari a 7,6 (dati 2022, 3 posto su 21). Sempre ogni 100 occupati, 13,6 sono irregolari (dati 2021, 15 posto su 21). Su 100 occupati nel Lazio, poi, poco più della metà (cioè il 52,7%) si dice “soddisfatto per il lavoro svolto” (dato 2023, 12 posizione su 21). Ogni 100 occupati, inoltre, 3,7 si dicono preoccupati dal rischio di poter perdere il posto di lavoro (dato 2023, 7° posto su 21). Infine, ogni 100 occupati, 11,6 lavorano in part time ‘non volontario’ (perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno) (dati del 2023, 14 posizione su 21). ‘FURTO’ DI LAVORATORI Quando l’offerta di lavoro è in forte aumento e la domanda scarseggia, il rischio che le aziende si “rubino” i dipendenti migliori è molto elevato. “Secondo l’Inps, infatti – dicono i ricercatori della Cgia -, le dimissioni volontarie dei lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato con meno di 60 anni sono in aumento: nel 2022 (ultimo dato disponibile) hanno toccato quota 1.047.000 e, rispetto al 2019 (anno pre-Covid), sono cresciute di 236mila unità (+29,1 per cento). Ancorché siano dati grezzi, è verosimile ritenere che sia in aumento il numero di coloro che hanno deciso di lasciare il vecchio posto di lavoro per uno nuovo. Una decisione, quest’ultima, spesso maturata dopo aver ricevuto un’offerta retributiva migliore e la messa a disposizione di un ambiente di lavoro meno “stressante” del precedente”. OCCUPATI SOVRA-ISTRUITI, PRECARI E INFORTUNI Per quanto concerne gli occupati sovra-istruiti – ovvero coloro che nel 2023 ritenevano di avere un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati – la soglia sfiora il 30 per cento al Centro, con punte del 32,7 per cento in Umbria, il 33,2 per cento in Basilicata e il 33,5 per cento in Molise. Il livello più contenuto si evince nella Provincia Autonoma di Bolzano con il 16,3 per cento. In relazione al numero di precari – vale a dire alla percentuale di occupati con lavori a termine da almeno 5 anni – le situazioni più critiche In merito agli infortuni mortali e a quelli che hanno provocato nel 2022 una inabilità permanente ogni 10mila occupati, vede tra le regioni più interessate l’Abruzzo con il 14,7 per cento, la Basilicata con il 16,1 per cento e l’Umbria con il 16,7 per cento. La più virtuosa, invece, è la Lombardia con il 7,4 per cento. registrate nel 2023 hanno interessato la Calabria con il 25,5 per cento, la Basilicata con il 25,7 per cento e la Sicilia con il 27,9 per cento. La Lombardia, invece, è la regione che con il 10,7 per cento è la meno interessata da questo fenomeno. IRREGOLARI E SODDISFAZIONE PER IL LAVORO Il lavoro irregolare è presente soprattutto nel Mezzogiorno, con punte ogni 100 occupati del 16 per cento in Sicilia, del 16,5 per cento in Campania e del 19,6 per cento in Calabria. Il livello più contenuto, invece, lo scorgiamo nella Provincia Autonoma di Bolzano con il 7,9 per cento. La soddisfazione per il proprio lavoro – vale a dire l’appagamento per il livello di retribuzione ottenuto, le ore lavorate, la stabilità del posto, l’opportunità di carriera, la distanza casa/lavoro, etc. – tocca la punta più elevata del 61,7 per cento in Valle d’Aosta. Seguono con il 61,1 per cento nella provincia Autonoma di Trento e con il 60,5 per cento nella Provincia Autonoma di Bolzano. Il livello di soddisfazione più basso si attesta al 41,2 per cento e riguarda la Campania. In Italia praticamente un occupato su due non è soddisfatto del lavoro che svolge (per la precisone il 48,3 per cento del totale). PAURA DI PERDERE IL POSTO E PART TIME La paura di perdere il posto di lavoro è diffusa soprattutto nel Mezzogiorno. Le situazioni più critiche interessano gli occupati della Calabria (5,9 per cento), quelli della Sicilia (6,4 per cento) e, in particolare, quelli della Basilicata (8,8 per cento). I più “sereni”, invece, sono i lavoratori della Provincia Autonoma di Bolzano: nel 2023 solo il 2,4 per cento ha manifestato una percezione di insicurezza del proprio posto di lavoro. Infine, la platea degli indicatori presi in esame dall’Ufficio studi della CGIA termina con la percentuale di part time involontario presente ogni 100 occupati, vale a dire coloro che nel 2023 hanno dichiarato di essere stati assunti con un contratto a tempo parziale, perché non ne hanno trovato uno a tempo pieno. Ebbene, le situazioni più critiche hanno interessato il Molise con il 13,8 per cento, la Sardegna con il 14,7 per cento e la Sicilia con il 14,8 per cento. Ancora una volta la Provincia Autonoma di Bolzano con il 3,8 per cento degli occupati è risultata essere la realtà più virtuosa d’Italia.
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