(di Cesidio Vano) La Madonnina di Civitavecchia torna a far parlare di sé. Era il del 1995, quando una piccola statua raffigurante la Madonna della Pace – acquistata dal parroco e donata alla famiglia Gregori – iniziò a piangere sangue e olio profumato, per 14 volte dal 2 febbraio al 15 marzo. Il caso ebbe del clamoroso e vide una grande folla radunarsi nei pressi della nicchia entro cui la statuina era collocata. Vi furono indagini della Curia e analisi scientifiche del manufatto. La statuetta, inoltre, fu anche sequestrata dalla procura dopo la denuncia del Codacons per abuso della credulità popolare e truffa.
Lo scorso 22 aprile, sempre presso l’abitazione della famiglia Gregori, un’altra statua della Vergine avrebbe iniziato a trasudare un liquido profumato. Lo ha raccontato una testimone oculare che, in visita assieme a un gruppo di fedeli giunti a Terni, è stata intervistata dalla trasmissione televisiva di Rai Uno, ‘Storie italiane’. Il gruppo di fedeli si era voluto recare presso quell’abitazione proprio per conoscere meglio la storia della Madonnina di Civitavecchia che avrebbe lacrimato sangue. Ai microfoni della Rai, la fedele così ha raccontato quanto accaduto: “Siamo stati lì, insieme ad un gruppo di Pescara, poi dalla madonnina sono cominciate delle gocce di olio profumato, un profumo bellissimo che ci ha avvolti tutti, eravamo davanti alla grotticcina, ci siamo un po’ commossi, non è una cosa normale che le state trasudino, abbiamo preso foglioline che stavano attorno alla grotta come ricordo di quel momento”. La donna ha riferito anche che, con loro, vi era un sacerdote di Terni. “Non era in programma di andare a vedere chissà quale fenomeno – ha spiegato la fedele -, poi abbiamo pregato, abbiamo ringraziato il signore e poi siamo ripartiti, senza fanatismi ne estremismi”. La statuetta in questione, riportano le cronache, era stata donata alla famiglia Gregori per conto di Paolo Giovanni II, quando era ancora un cardinale. La statuetta che, invece, ‘pianse’ nel 1995 è stata collocata – dopo la fine delle indagini penali – presso la chiesa di Sant’Agostino, il cui parroco l’aveva all’epoca acquistata per poi – come detto – donarla alla famiglia del posto.
