Il dossier – Fede e vocazioni: il maggior numero di seminaristi in Lazio e Lombardia. Aumentano i cattolici in tutto il mondo

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Assieme alla Lombardia, il Lazio resta la regione italiana in cui è maggiore il numero delle vocazioni sacerdotali. In base ai dati diffusi dal Vaticano nel 2021, i seminaristi che frequentavano i 120 seminari maggiori d’Italia erano poco più di 1.800: la maggior parte di loro si trovava in Lombardia con 266 unità (15% del totale) e nel Lazio con 230 (13%), mentre la Basilicata e l’Umbria risultavano le regioni con la numerosità assoluta più bassa, facendo registrare rispettivamente 26 seminaristi (1,4%) e 12 (0,7%). Se invece si tiene conto del numero dei seminaristi in rapporto alla popolazione, sono le regioni del Sud a ottenere le percentuali migliori: la Calabria con 29 seminaristi e la Basilicata con 23 seminaristi ogni 500.000 abitanti. In ultima posizione, l’Umbria con 7 seminaristi diocesani.

AUMENTANO I FEDELI MA È CRISI VOCAZIONALE In questi giorni, è in pubblicazione il nuovo ‘report’ sulle vocazioni nel mondo (l’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2022) edito dalla Tipografia Vaticana e redatto dall’Ufficio centrale di Statistica della Chiesa. Il nuovo documento non porta grosse novità per quanto riguarda le vocazioni che restano in calo (tranne in Africa, Asia e Oceania), mentre – a livello globale – aumenta il numero dei cattolici nel mondo (1 miliardo e 390 milioni). Come detto, per quanto riguarda le vocazioni sacerdotali, prosegue il trend negativo a livello mondiale già registrato dal 2012: nel 2022 i seminaristi maggiori sono pari a 108.481 unità, con una variazione di -1,3% rispetto alla situazione di un anno prima. Una sommaria analisi svolta a livello di subcontinente evidenzia che i comportamenti locali sono differenziati fra loro. In Africa, ad esempio, il numero dei seminaristi maggiori, nel biennio sotto esame, è aumentato del 2,1%. In tutte le partizioni dell’America si è assistito a una diminuzione delle vocazioni che si concretizza in una variazione di -3,2%. In Asia si registra una diminuzione che porta il numero dei seminaristi maggiori nel 2022 a un livello inferiore di 1,2% rispetto a quello del 2021. La crisi delle vocazioni che ha interessato l’Europa sin dal 2008 non sembra arrestarsi: nel biennio 2021-2022, il numero dei seminaristi è diminuito del 6%. In Oceania le vocazioni sacerdotali nel 2022 superano dell’1,3% quelle del 2021. Dei 108.481 seminaristi di tutto il mondo, nel 2022, il continente che manifesta il maggior numero di seminaristi è l’Africa con 34.541 unita’. A esso seguono l’Asia con 31.767, l’America con 27.738, l’Europa con 14.461 e infine l’Oceania con 974 seminaristi maggiori. L’IDENTIKIT DEI SEMINARISTI Tenendo presenti i dai del 2021, emerge che l’età media dei giovani che frequentano i seminari maggiori è pari a 28,3 anni. Il maggior numero di seminaristi (43,3%) ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni con differenze territoriali evidenti: nel Nord Est il 50% appartiene a questa fascia d’età, ma la percentuale cala man mano che si scende al Centro (43,5%) e al Sud (39,2%). La generazione più giovane – quella tra i 19 e i 25 anni – è rappresentata da 4 seminaristi su 10 (il 42,2% del totale) e, anche in questo caso, lungo lo Stivale appaiono differenze piuttosto evidenti: al Sud il 47,3% ha meno di 25 anni, al Centro il 35,5% e nel Nord Est il 37,7%. Un seminarista su dieci (13,6%) ha più di 36 anni. Persiste la tendenza a provenire da famiglie con più figli: un solo seminarista su dieci è figlio unico, il 44,3% ha un fratello o una sorella, un quarto ne ha due (25,4%) e uno su dieci ne ha tre (10,8%). La stragrande maggioranza dei seminaristi ha frequentato le scuole superiori in una struttura statale (l’87,4%) e uno su dieci (il 12,6%) in una struttura paritaria. Tra i percorsi formativi offerti il 28,1% ha compiuto studi umanistici-classici, il 26,9% scientifici e il 23,2% si è diplomato in istituti tecnici. Solo uno su dieci (il 10,8%) ha fatto studi professionali. Un panorama notevolmente cambiato rispetto a qualche decennio fa, quando la quasi totalità dei candidati al sacerdozio era in possesso della maturità classica. Quasi la metà dei seminaristi (il 45,9%), inoltre, ha frequentato l’università con indirizzi molto variegati e poco meno (43,3%) ha lavorato.
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