Spese e acquisti a rischio, in tutto il Lazio e non solo, il 25 aprile e il primo maggio: i sindacati dei lavoratori della grande distribuzione hanno annunciato due giornate di sciopero, come già fatto lo scorso 30 marzo, il sabato di Pasqua.
Lavorare mentre (quasi) tutti gli altri sono a riposo. Torna ad animarsi la protesta dei lavoratori dei centri commerciali, dei supermercati e delle aziende della grande distribuzione organizzata che annunciano di voler incrociare le braccia domani, 25 aprile festa della Liberazione, e poi anche il 1° maggio, festa del lavoro, proprio perché – dicono tramite i loro sindacati – “Non c’è più disponibilità a lavorare nei giorni festivi, sacrificando famiglia e affetti”. Anche perché – va detto – manca un’intesa tra datori di lavoro e sindacati sulla giusta retribuzione su quanti lavorano nei festivi. Insomma, rinunciare a momenti di sacrosanta vita sociale in occasione delle festività per stare sul posto dei lavoro e guadagnare poco e male, oggi non vale proprio la pena. Una protesta annunciata dalle sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs contro la volontà manifestata da numerosi gruppi commerciali di mantenere aperte le proprie strutture: supermercati e ipermercati. I segretari generali di Roma e Lazio delle sigle che hanno aderito alla protesta (Alessandra Pelliccia, Stefano Diociaiuti e Alessandro Contucci) hanno voluto sottolineare con una nota come: “La scelta di alcune aziende della distribuzione di aprire al pubblico nelle prossime festività del 25 aprile e 1° maggio 2024 costituisce un atto assolutamente inopportuno ed irresponsabile: non solo, infatti – dicono -, si continua a perseguire la fallimentare logica delle liberalizzazioni selvagge delle aperture festive ma, soprattutto, rifiutandosi di definire attraverso la contrattazione collettiva, condizioni retributive e normative adeguate per chi lavora, si continua a sfruttare il lavoro, scaricando su milioni di dipendenti di questi settori i costi e gli effetti collaterali di una concorrenza senza limiti e regole”. Dai sindacati ricordano poi anche che chi è stato assunto prima del 2015 “non ha il festivo obbligatorio, mentre per i contratti siglati negli anni seguenti c’è una clausola apposita sulla cui interpretazione e applicazione c’è un dibattito giurisprudenziale ancora in corso”. Quindi l’invito rivolto ai lavoratori (che non hanno la prestazione festiva nel contratto individuale) è quello di non dare la propria disponibilità ad effettuare prestazioni straordinarie festive; mentre per quanti hanno la prestazione festiva nel contratto individuale l’invito è quello di scioperare. Cesidio Vano
