(di Cesidio Vano) Negli ultimi tre anni la spesa per l’acquisto di psicofarmaci erogati nel Lazio è cresciuta di un milione mezzo di euro, mentre un accesso su cinque ai pronto soccorso della regione è motivato da una diagnosi psichiatrica. Lo rivela un’indagine sui disturbi giovanili condotta dalla Uil del Lazio tra le scuole superiori e i dipartimenti di neuropsichiatria degli ospedali e delle Asl della regione.
Oltre un milione e mezzo di persone, nel Lazio – stando ai dati stimati – farebbero uso di antidepressivi, regolatori dell’umore, calmanti e litio, mentre sono in aumento le dipendenze da alcol, cannabis, videogiochi o dal mondo virtuale, per esempio da social network. Ma anche i disturbi del comportamento alimentare (in primis l’anoressia), gli episodi di cutting (autolesionismo), i tentati suicidi. E salgono del 45 per cento gli accessi ai pronto soccorso per cause neuropsichiatriche tra gli under 25. Tra i dati diffusi dalla Uil pesa quello relativo alla crescita degli accessi ai pronto soccorso per patologie psichiatriche che, nel corso del 2022, hanno rappresentato il 20% degli accessi totali. L’aumento è stato del 45% per quanto riguarda il ricorso alle strutture di emergenza da parte dei giovani e del 9% nel caso di adulti. Sempre nel 2022, nella sola Asl Roma 1, sono stati 9.700 gli accessi di minorenni al dipartimento di Salute mentale, per disregolazione emotiva, sindromi nevrotiche, depressione, disturbi alimentari e dipendenze di vario tipo, prima tra tutte quella da telefonino. AUMENTANO LE PATOLOGIE MA NON CI SONO FONDI (E POSTI LETTO) A fronte dell’aumentato del 45 per cento degli accessi ai pronto soccorso per cause neuropsichiatriche tra i giovani fino a 25 anni (crescita che nell’ultimo triennio ha superato la media nazionale del 24,2 per cento nella fascia di età 18-24 anni) nel territorio regionale si contano in tutto una sessantina di posti letto dislocati in cinque ospedali pubblici, tutti romani: al Bambino Gesù e al Policlinico Umberto I, per un totale di 20 posti letto, al Policlinico di Tor Vergata che ha 2-3 posti, e in due cliniche convenzionate che contano insieme altri 40 posti di degenza. Un totale, come detto, di poco più di 60 posti letto per coprire l’intero fabbisogno del Lazio e spesso di altre regioni soprattutto del Centro Sud. L’indagine della Uil denuncia anche la carenza del numero dei medici specializzato nella diagnosi e cura delle patologie psichiatriche dei minorenni, che lavorano nel sistema sanitario pubblico: nel Lazio si attesta a 3,1 ogni 100 mila abitanti. Non va meglio sul fronte dei Servizi di tutela della salute mentale e riabilitazione evolutiva, i cosiddetti Tsmree, che su base regionale sono 59 di cui 30 nelle sei Asl di Roma e gli altri nelle Asl di Viterbo (7), Rieti (6), Latina (5), Frosinone (11). LA SPESA PER GLI PSICOFARACI Nel triennio che va dal 2020 al 2022, la spesa lorda totale per gli psicofarmaci erogati sostenuta dalla Regione Lazio è passata da 45 milioni a 46,5 milioni (+1,5 milioni in tre anni). La voce di costo che più incide in questo conteggio è quella relativa agli antidepressivi che nel solo 2022 sono costati al sistema sanitario 37 milioni di euro (+4,9 per cento rispetto a tre anni fa), poi seguono gli antipsicotici e il litio in aumento del 19 per cento. L’ALLARME DELLA UIL Alberto Civica, segretario generale della Uil Lazio, parla di “situazione allarmante”. A seguire, rivela i motivi alla base di questa inchiesta: “Ci siamo resi conto di quanto il fenomeno sia sottovalutato a livello politico. E, andando avanti, abbiamo visto che la situazione è ancora peggio di quanto pensassimo. La mancanza, ad esempio, di informatizzazione rappresenta un handicap grave nella cura e nella prevenzione e non permette una visione oggettiva dello stato delle cose. Ancora peggio, se consideriamo la carenza di strutture e personale che si traduce purtroppo in mancata assistenza. A volte anche in casi gravi e con numeri fortemente in crescita”.
