L’esposizione dell’artista sarà a cura di Sara Sarandrea (studio Trimonio) e verrà ospitata nei locali della Taperia ad Alatri da domenica con aperitivo di benvenuto alle 17:00 fino al 7 aprile. Al centro della mostra, il tempo e la natura, l’opera d’arte come misura stessa del tempo.
Il tempo della natura, appunto, con i suoi colori, le sue sfumature, la sua materia che di quel tempo scandisce le fasi: la nascita, la crescita, il declino, la fine. Una fine che però è sempre inizio. La caducità della vita viene rappresentata nelle opere attraverso un lavoro di estrema simbologia a raccontare la fragilità dell’esistenza e il trascorrere inesorabile del tempo. Come le Vanitas nascoste nelle grandi opere d’arte della storia (la clessidra, il teschio, i fiori appoggiati a terra, il libro, la candela accesa) ci dicono che la vita finisce, così la Foglia nell’opera dell’artista. Vanitas in chiave moderna dunque, ma con doppia valenza nelle mani di Michela Fanfarillo. Foglia come fragilità umana, Foglia come ciclicità. Foglia come simbolo. Foglia comunque piena di vita. La collezione Luce, anch’essa presente nel vernissage, sviluppa invece il concetto dell’importanza della luce, di come essa sia in grado di cambiare uno sguardo, un oggetto, un panorama, un pensiero persino. La luce entra e irradia meraviglia, sistema i buchi, mette a posto le sfumature. L’opera dell’artista si pone l’obiettivo di evocare sensazioni e sentimenti. La solitudine, lo scorrere inesorabile del tempo, il mistero, la delicatezza, la nostalgia. Soggetto ricorrente è, appunto, la natura che rispecchia la condizione umana che per continuare ad essere ha bisogno di rinnovarsi. Così sono i cicli di vita. Così la natura. Così le foglie. Così la luce che tocca e rende nuovo. A.T. *Materiali Giorgia Cappella
