Regione – In Senato, Lotito fa votare una legge ‘ad hoc’ per evitare di perdere il consigliere Colarossi

Cesidio Vano
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È quasi fatta. Quasi. Forza Italia tenta di salvare il seggio regionale del suo nuovo acquisto, il consigliere Marco Colarossi, il più giovane componente dell’emiciclo della Pisana, che dallo scorso settembre ha lasciato il gruppo grillino per aderire (assieme alla collega Roberta Della Casa) al gruppo azzurro.

L’INIZIATIVA AZZURRA PER SALVARE COLAROSSI Il senatore di Forza Italia, Claudio Lotito, più noto per essere il presidente della S.S. Lazio, ha impiegato quasi una settimana di lavoro in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, assieme ai senatori azzurri Dario Damiani e Mario Occhiuto, per ottenere, mercoledì scorso, con la legge di conversione del decreto relativo alle prossime consultazioni elettorali, l’introduzione di un articolo, il 4-bis, con cui l’ineleggibilità a consigliere regionale prevista dall’attuale normativa per chi è dipendente della stessa Regione viene reinterpretata. La novità – se diventerà legge, con il passaggio in Aula e poi alla Camera (ma trattandosi della conversione di un decreto i tempi sono stretti ed è probabile l’apposizione della questione di fiducia che cristallizzerebbe la decisione del Senato) – ha portata generale, ma nella Regione Lazio avrà un’immediata e particolare applicazione: toglierà dall’impaccio il consigliere regionale Marco Colarossi, transitato nei mesi scorsi – come detto e forse non a caso – dal Movimento 5 Stelle, in cui era stato eletto nella circoscrizione Città Metropolitana di Roma, al partito di Forza Italia, lo stesso di Lotito (per chi non avesse colto). CANDIDATO QUANDO LAVORAVA IN REGIONE Colarossi, infatti, si è candidato con la lista grillina alla Pisana prima di aver rimesso le dimissioni da impiegato regionale, a tempo determinato. Lavoro che svolgeva in qualità di collaboratore dell’ex assessora al Turismo, Valentina Corrado. Per non rischiare contestazioni di ineleggibilità avrebbe dovuto lasciare l’incarico entro la data di presentazione delle liste (14 gennaio 2023) ma non lo ha fatto. Le dimissioni risultano protocollate solo il 20 febbraio, quindi a consultazione ormai svolta. Da parte sua, in alcune interviste, Colarossi ha spiegato di aver presentato le dimissioni addirittura l’11 gennaio, ma sta di fatto che il protocollo è stato apposto solo oltre un mese dopo. E quello conta. E SE NON FOSSE L’UNICO? Il caso Colarossi, però, potrebbe non essere l’unico. O meglio è lo stesso Colarossi ad aver chiesto le carte al presidente del Consiglio regionale Antonio Aurigemma – con un’istanza di accesso presentata tramite il suo avvocato – per avere chiarimenti riguardo “tutti coloro che al momento della candidatura ricoprivano a qualsiasi titolo ruoli presso la Regione Lazio”. Sta di fatto che in sede di votazione sulla eleggibilità dei consiglieri regionali, lo stesso Consiglio – con voto segreto – ha respinto a maggioranza (solo 6 i contrari e 3 gli astenuti) la delibera di decadenza di Colarossi e, subito dopo, ha votato all’unanimità la proclamazione di tutti gli eletti (Colarossi compreso). Contro tale atto, però, è stato presentato ricorso al Tribunale. LA NUOVA NORMA PENSATA DA LOTITO Il testo approvato in settimana dalla I Commissione senatoriale stabilisce ora che “la causa di ineleggibilità prevista ai fini dell’elezione a consigliere regionale dall’articolo 2, primo comma, numero 7 della legge 23 aprile 1981, n. 154, si applica esclusivamente ai dipendenti della regione che svolgano, al momento della candidatura al rispettivo consiglio, funzioni e attività amministrative”. Quindi non ai collaboratori di un assessore. Quindi non a Colarossi. Se la cosa andrà a dama – anche se l’opposizione si sta battendo per negare valenza retroattiva alla norma -, Colarossi potrebbe tirare un sospiro di sollievo, proprio poco prima che sulla vicenda giunga il pronunciamento del giudice ordinario, competente per i casi di ineleggibilità, a cui si è rivolto il primo non eletto della lista Movimento 5 Stelle, che prenderebbe il seggo in Regione Lazio, qualora Colarossi dovesse essere dichiarato decaduto. ECCO CHI VUOLE IL POSTO DI COLAROSSI E il pretendente allo scranno è il grillino Enzo D’Antò, oggi consigliere comunale di Civitavecchia, che punterebbe anche alla fascia tricolore della stessa città (lo scorso 7 febbraio è stata presentata la sua candidatura sotto le insegne del M5S e di Unione Popolare). Se non ci sarà però il sostegno di tutto il centrosinistra, la fascia tricolore resterà, per D’Antò, un miraggio lontano. Meglio Roma. Meglio la Pisana. Ma Forza Italia si è messa di traverso per protegge il suo ‘nuovo’ consigliere. Ed è quasi fatta. Quasi.
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