Cresce ed è in salute la popolazione dei Camosci del Pnalm: nel 2023 contati oltre 700 esemplari di cui 115 nuovi nati

Irene Mizzoni
4 MIn Lettura
(di Cesidio Vano) Oltre 700 , di cui 115 nuovi nati e 88 camosci al primo anno di vita. Dopo i dati del monitoraggio sulla popolazione di orso bruno marsicano, ieri il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha pubblicati i dati relativi alla popolazione di camosci nell’area protetta, che ospita “una della 5 colonie di camoscio appenninico presente in Italia: il ‘nucleo originale’ da cui sono stati prelevati gli individui per le immissioni operate sulla Maiella, sul Gran Sasso, sui Sibillini e sul Sirente a cavallo tra gli anni ’90 e gli anni 2000”.

Le operazioni di conta degli esemplari che popolano il Pnalm si sono svolte in due sessioni, in estate e in autunno dello scorso anno. Sono stati interessati i diversi settori del Parco in cui sono presenti questi splendidi animali. In tutto sono stati conteggiati: , . “Come ogni anno – spiegano dal Pnalm -, anche nei mesi estivi ed autunnali del 2023, il personale del Servizio Scientifico, Guardiaparco, Carabinieri Parco e volontari del Servizio Civile hanno portato a termine il monitoraggio della popolazione di camoscio appenninico all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il camoscio appenninico è un endemismo dell’Appennino Centrale, un animale unico al mondo che ha rischiato l’estinzione nel secolo passato”. Il Parco svolge ogni anno attività di monitoraggio sulla popolazione: azioni fondamentali per definire il numero minimo certo degli individui, registrare le fluttuazioni annuali, scorgere eventuali criticità e, soprattutto, analizzare i trend demografici nel lungo periodo. “Grazie alle analisi svolte dal Personale del Servizio Scientifico – spiegano gli esperti dell’Area protetta -, è possibile affermare che questa popolazione si mantiene stabile. Ma se andiamo ad osservare i dati più nel dettaglio, scopriamo che alcuni nuclei di camosci mostrano un forte accrescimento. Questo avviene in modo particolarmente evidente sul Monte Marsicano, dove possiamo ancora parlare di una “popolazione giovane”; ma in misura minore anche in altri settori dell’areale, come Rocca Altiera, la Serra del Le Gravare e le Mainarde. Questi nuclei, che si accrescono, controbilanciano la staticità tipica delle popolazioni mature che osserviamo nel settore “storico” (Camosciara; Val di Rose; Monte Amaro), contribuendo quindi a mantenere comunque lievemente positivo l’andamento complessivo”. Il tasso di sopravvivenza (ovvero quanti nuovi nati sopravvivono al primo anno di vita) per l’areale storico, si attesta intorno al 54%, “in linea con quanto riportato in letteratura per popolazioni mature – dicono ancora dal Pnalm -. La popolazione del settore Marsicano continua invece a mostrare tassi di sopravvivenza estremamente alti, anche al di sopra dei valori generalmente riportati in letteratura, con punte vicine al 90%”. L’elevata sopravvivenza dei giovani generalmente indica da un lato l’assenza di fattori di regolazione densità-dipendenti, una situazione che è tipica delle popolazioni giovani, e dall’altro la qualità e la disponibilità elevata delle risorse alimentari “Infine, vogliamo sottolineare l’importanza del nucleo della Terratta – concludono dal Parco -, dove quest’anno sono stati avvistati 17 camosci. Un nucleo che vediamo accrescersi di anno in anno e che vediamo comporsi anche di femmine con piccoli. Questo è un segnale molto importante perché ci dimostra che questa popolazione ha ancora in sé le potenzialità di accrescersi e colonizzare nuove aree”.
Condividi questo articolo
Nessun commento