Cassino – Muore in carcere, calvario finito per un’infermiera

Chiaro 12
3 MIn Lettura
(Di Roberta Pugliesi) Morì nel carcere di Cassino il 27 aprile del 2017 per intossicazione acuta, dopo aver ingerito del Subotex, un farmaco simile al metadone. Per il decesso di un detenuto di Roma, vennero indagate tre persone. Tra queste un detenuto campano, all’epoca dei fatti in carcere in trattamento sanitario. Fu lui a calare con una cordicella dalla sua cella sovrastante le pasticche in cambio di alcune sigarette. L’uomo, attualmente in un altro carcere, è stato rinviato a giudizio. Gli altri due indagati furono un medico di Roma e l’infermiera Elena Colafrancesco di Cassino, quest’ultima difesa dagli avvocati Federica Lancia e Francesco Germani. Per i due sanitari il GIP del tribunale di Cassino, il Dottor Massimo Lo Mastro, ha disposto l’archiviazione della notizia di reato “per non avere commesso il fatto”.

LA VICENDA Il 27 aprile del 2017 nella casa circondariale di Cassino moriva un detenuto che al tempo si trovava ristretto il regime precauzionale per autolesionismo, in stato di isolamento. Avviate immediatamente le indagini interne ed emerse che il romano aveva assunto alcuni giorni prima il farmaco consegnatogli dall’altro detenuto in cambio di alcuni pacchetti di sigarette, cedutolo calandolo con una corda dalla cella sovrastante. Nei confronti dei due professionisti, invece, che all’epoca erano in servizio presso l’infermeria della casa circondariale è stata disposta l’archiviazione della notizia di reato per la sua infondatezza. “Sulla scorta di una controversa deposizione testimoniale resa da un agente di polizia penitenziaria, venne ipotizzato che il personale sanitario avrebbe iniettato per via endovenosa il subotex al detenuto cagionando nel decesso“, si legge nelle carte. Affermazioni gravissime crollate come un castello di sabbia. Dalla relazione medico-legale non emersero riscontri: l’agente di polizia penitenziaria “ è una fonte di prova inattendibile “, si legge ancora e la sua deposizione è rimasta priva di riscontro nonché isolata. Ma ha causato profondi turbamenti. LE REAZIONI Gli avvocati Germani e Lancia: “Pur trattandosi di una vicenda molto dolorosa e pur comprendendo il dolore di una madre, a cui esprimiamo vicinanza, riteniamo che per la nostra assistita sia stata fatta giustizia riconoscendone l’estraneità ai fatti. Siamo quindi soddisfatti del provvedimento di archiviazione emesso dal gip . La nostra assistita ha sempre avuto fiducia nella giustizia, con la consapevolezza di aver agito secondo la propria deontologia professionale”. Colafrancesco: “Mi sento provata da quasi otto di indagini a mio carico, lesa nella mia immagine e professionalità. In questi anni mi sono sentita in difficoltà nei confronti di chi mi guardava e giudicava perché ero indagata per un reato gravissimo, pur non essendo responsabile di alcunché. Mi auguro che nessun altro debba più sopportare quanto ho dovuto subire io”.
Condividi questo articolo
Nessun commento