(di Roberta Pugliesi) Muore la madre in corsia. Il figlio vuol vederci chiaro. Se da una parte le consulenze avrebbero evidenziato “condotte imperite e negligenti del personale sanitario, sia di una casa di cura sia dell’ospedale Spaziani di Frosinone”, si legge nelle carte, dall’altra il pubblico ministero chiede l’archiviazione del procedimento poiché non sarebbe possibile “individuare i sanitari cui attribuire le condotte omissive“ né “accertare compiutamente il nesso di causalità tra le singole condotte colpose ascritte al personale sanitario“. È una vicenda dolorosa quella della signora Maria Loreta di Fontana Liri deceduta lo scorso 23 febbraio presso l’ospedale Spaziani di Frosinone. Vi era arrivata il 12 febbraio dopo aver trascorso nove giorni in una casa di cura per effettuare riabilitazione a seguito di una frattura all’anca operata presso l’ospedale di Alatri.
“Quando mia madre fece ingresso presso la casa di cura era in buone condizioni – ricorda il figlio, assistito in questo calvario dall’avvocato Antonio Carugno -, ma durante il ricovero emerse un crollo delle sue condizioni, pare dipeso dalla somministrazione di una terapia farmacologica che le comportò un progressivo indebolimento culminato con il trasferimento in codice rosso al pronto soccorso di Frosinone“. L’uomo già il 13 febbraio, quando sua madre era ancora in vita, presentò un esposto in via cautelativa e preventiva che successivamente ha dato origine all’indagine. All’uomo venne fatto capire che il crollo clinico della madre poteva essere legato alla somministrazione di una medicina durante il ricovero presso la casa di cura, la cosiddetta metmorfina, che aveva dato un’acidosi metabolica non trattata adeguatamente. Un presunto errore di terapia che spinse l’uomo a denunciare il caso alla procura della Repubblica di Frosinone il 13 febbraio. Nel frattempo, mentre la madre si trovava nell’ospedale del capoluogo, ebbe delle fibrillazioni atriali ma parrebbe che ne sia stata omessa la diagnosi nell’immediatezza e quindi la terapia. Dieci giorni dopo la madre morì. Venne sequestrata la salma ed eseguito l’esame autoptico. L’avvocato Antonio Carugno si oppone all’archiviazione proprio alla luce delle risultanze delle consulenze mediche che hanno evidenziato “le condotte negligenti del personale sanitario di entrambe le strutture”. Per il Pm “la responsabilità penale è personale per cui non è possibile esercitare nel caso di specie l’azione nei confronti della totalità dei sanitari che nel susseguirsi dei turni di guardia hanno avuto in cura la signora Loreta“. La replica di Carugno: “I reparti di ambedue le strutture sanitarie coinvolte sono dotati di organigrammi con specifici ruoli e competenze”. Per l’avvocato escludere la responsabilità penale del personale sanitario creerebbe un pericoloso precedente che legittimerebbe condotte negligenti senza alcuna conseguenza.
