Ieri sera davanti al Parco Matusa a Frosinone centinaia di persone (e non soltanto donne) si sono ritrovate con i loro nastri rossi al braccio per dare vita ad una fiaccolata per dire basta alla violenza sulle donne.

Un corteo sommesso ha attraversato le strade più trafficate della città con striscioni inequivocabili circa l’obiettivo di questa manifestazione. L’ultima vittima è stata Giulia Cecchettin, una ragazza di 21 anni residente a Padova che come unica colpa ha avuto quella di laurearsi prima del suo ex fidanzato. Giulia non poteva “brillare”, non poteva dimostrare

al suo ex di essere stata migliore di lui. Così Filippo Turetta l’ha uccisa prima accoltellandola, e poi scaraventando il corpo in un dirupo. Ma la storia di Giulia e quella di tante altre donne vittime di amori tossici, amori malati che le hanno portate alla morte. E proprio per dire basta a questo femminicidio

(dall’inizio dell’anno ad oggi sono ben 105 le donne uccise) l’associazione antiviolenza “Fammi Rinascere” che ha sede a Fiuggi ha organizzato questa fiaccolata non solo per ricordare la povera Giulia ma per dire basta ai femminicidi. Le istituzioni in questo senso dovrebbero dare un segnale molto forte per poter

evitare che episodi del genere non si verifichino mai più. Inutile dire che anche la scuola insieme alla famiglia giocano un ruolo molto importante. Le ragazze debbono imparare a riconoscere quelli che sono i segnali d’allarme. Segnali che sovente vengono scambiati per eccesso di amore che inizialmente fanno sentire le vittime “tre metri sopra il cielo”. Senza rendersene conto invece cadono in una spirale dove l’uomo pretende di gestire

ogni loro movimento di avere il controllo totale della loro vita. Giulia, hanno scritto le operatrici del centro antiviolenza, ” è nostra figlia, è nostra sorella, noi siamo marea”. Le

avvocatesse Francesca Ruggeri, Pamela Paolucci e la responsabile del centro Michela Sevi da anni stanno combattendo questa battaglia per contrastare la violenza sulle donne sperando che il loro impegno riesca a salvare più possibile da quei fidanzati da quei mariti che fingendo di amarle poi le uccidono. Chi ti ama non ti fa del male, non ti picchia, non ti considera un suo trofeo.
Mar. Ming.