Regione – Tripodi: “Censire i luoghi di culto provvisori per limitare il rischio attentati nel Lazio”

Cesidio Vano
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Censire e registrare i luoghi di culto provvisori nel Lazio. È l’esigenza manifestata dal consigliere regionale della Lega, Orlando Tripodi, che ha presentato un’apposita mozione in Consiglio regionale, dopo alcuni episodi e a seguito delle manifestazioni, che si sono tenute a Roma e nel Lazio, di solidarietà con il “popolo di Gaza”, pochi giorni dopo l’attentato terroristico di Hamas ai danni di Israele.

Nella mozione, che il consigliere leghista propone al Consiglio regionale, infatti, si chiede al governatore del Lazio Francesco Rocca e alla Giunta regionale di procedere al censimento sul territorio della Regione dei luoghi di culto collocati in appartamenti, scantinati e garage, adattati alla funzione di luoghi di preghiera provvisori. Inoltre, in previsione del Giubileo 2025 ed in funzione della collaborazione con le Prefetture per esigenze di ordine pubblico e sicurezza dei cittadini laziali, si chiede anche di istituire un registro regionale dei luoghi di culto provvisori, allo scopo di consentire alle autorità preposte ogni migliore e più efficace controllo sulle attività che si tengono all’interno di essi. Nelle premesse del documento presentato al Consiglio, vengono richiamate le norme costituzionali e quelle inserite nello Statuto regionale sull’uguaglianza dei cittadini e sulla libertà di culto, così come quelle sulla libertà di riunione, associazione e espressione del pensiero. Viene quindi ricordato che “il pluralismo religioso è un principio costituzionale che deve essere garantito nelle città italiane ma che, a fronte dei recenti ed ingenti flussi migratori, pone le istituzioni locali nelle condizioni di dover coniugare il rispetto di tale principio con le problematiche connesse all’integrazione culturale degli immigrati con evidenti ricadute nelle politiche delle comunità amministrate”; viene richiamata “l’esigenza di dare accoglienza e pari dignità a tutte le religioni” ma evidenziato che questo “può dar luogo ad incomprensioni tra comunità religiose presenti sullo stesso territorio, fino a sfociare in episodi di tensione sociale o in problematiche di ordine pubblico; in particolare, la legittima richiesta da parte delle comunità islamiche di disporre di adeguati luoghi di culto e quindi di insediare nuove moschee, ha provocato in alcuni comuni molte proteste che hanno travalicato l’ambito locale nel quale erano nate per estendersi ed alimentare un confronto politico-ideologico a livello nazionale ed anche transnazionale”. Tripodi ricorda poi come lo scorso 13 ottobre, a distanza di una settimana dall’attacco terroristico del 7 ottobre da parte di Hamas contro Israele, “si è appreso della giornata di forte tensione a Roma, dove circa 600 manifestanti hanno espresso solidarietà con il “popolo di Gaza”; che nella stessa giornata ed in quelle a seguire, si apprende che le forze dell’ordine hanno vissuto un livello significativo di allerta anche nelle zone limitrofe alle moschee dopo la diffusione via social dell’appello a scendere in piazza in nome del popolo di palestinese”. La mozione, inoltre, mette in evidenza come alcuni imam abbiano affermato nei loro sermoni che il popolo palestinese ha diritto alla difesa della propria terra” e che “molte persone di fede islamica hanno condannato le violenze di Hamas; mentre alcuni imam hanno invece elogiato la resistenza di Hamas e giustificato i massacri”. Il consigliere leghista fa presente quindi che “per le comunità islamiche la moschea non rappresenta solo un luogo di culto, ma il vero fulcro della vita sociale, culturale ed il luogo di formazione ed indottrinamento religioso dei componenti delle comunità stesse; nel territorio di Roma ma anche in altre zone del Lazio, sono sorte le cosiddette “moschee invisibili”, ovvero centinaia di appartamenti, scantinati, autorimesse e garage, adattati a svolgere la funzione di luoghi di preghiera provvisori, con conseguenti criticità e problematiche di pacifica convivenza urbana, sicurezza e di ordine pubblico”; Fonti di intelligence nazionali e internazionali queste sale di preghiera irregolari dette «musalla» potrebbero essere finanziate attraverso donazioni di gruppi fondamentalisti o di paesi che aderiscono all’ideologia fondamentalista e quindi prestarsi ad ospitare attività di proselitismo ed esaltazione del movimento estremista islamico, come accaduto sia in città italiane, sia europee. Tripodi, tenuto conto del particolare momento storico e dell’allerta per il rischio di attentati anche sul territorio laziale che l’attuale conflitto Israelo-palestinese comporta, invita a porre in essere tutte le cautele e le azioni di prevenzione che la situazione impone per la sicurezza dei cittadini laziali e per il necessario contrasto a possibili derive fondamentaliste all’interno delle moschee; ricordando che “secondo alcuni rapporti delle forze dell’ordine sembrerebbe che proprio in alcune moschee presenti nel territorio nazionale si sarebbero formati nuclei di estremisti sensibili alla propaganda terroristica di Hamas”. Da qui la richiesta di procedere al censimento sul territorio della Regione dei luoghi di culto collocati provvisori e in collaborazione con le Prefetture ad istituire un registro regionale di tali siti “allo scopo di consentire alle autorità preposte ogni migliore e più efficace controllo sulle attività che si tengono all’interno di essi”. Cesidio Vano
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