Verso Inter-Frosinone, Di Francesco: “A San Siro già sconfitti in partenza? No. Combatteremo come sempre”

Alesssandro Iacobelli
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(di Alessandro Iacobelli) “Niente paura, ci pensa Di Fra, mi han detto così”. Prendiamo in prestito un Ligabue d’annata per introdurre la trasferta di Milano. Domenica sera luci a San Siro per Inter-Frosinone. Davide contro Golia? Forse, i gialloazzurri però non vogliono fungere da semplice comparsa. Il 2-1 all’Empoli, insieme al colpaccio di Coppa sul campo del Torino, ha donato nuova linfa alla truppa ciociara.

I nerazzurri comandano la classifica e fanno paura per profondità della rosa, consistenza atletica, cinismo e qualità dei singoli. Tutto sembra già scritto, ma il calcio è bello perché vario. Eusebio man mano sta recuperando quei tasselli di fondamentale importanza nello scacchiere canarino. Il rientro di Gelli è un toccasana non da poco per il reparto mediano del campo. Tempi leggermente più dilatati invece per l’ex Sassuolo Harroui, grande protagonista delle primissime partite di campionato. Chi giocherà in avvio al cospetto dei ragazzi di mister Simone Inzaghi? Risposta non facile. In una ipotesi tattica di 4-3-3 Romagnoli e Okoli (o Monterisi) dovrebbero stazionare al centro della difesa con Oyono (o Lirola) e Marchizza sulle corsie davanti a Turati. In zona nevralgica potrebbero dialogare Mazzitelli, Barrenechea e Reinier (sulla scia Garritano e lo stesso Gelli che potrebbe ritagliarsi uno scorcio di match). In avanti Soulé e poi? Cheddira o Cuni? Ibrahimovic disputerà la terza gara di fila o da ala vedremo Caso? E Kaio Jorge verrà buttato nella mischia? Quesiti a cui ancora non troviamo risposte definitive. Nel frattempo quest’oggi mister Di Francesco ha parlato in conferenza stampa: “Credo che per poter competere con l’Inter bisognerà superarsi. L’Inter è la squadra più completa, difficile da affrontare, che ha dato continuità al lavoro del proprio allenatore. Ha tante armi a sua disposizione. Difficile da affrontare sotto tutti i punti di vista. Ma quello che fa più paura dell’Inter è la consapevolezza, la conoscenza che hanno tra di loro che la rende una formazione difficile da battere. Se finora abbiamo messo 10, adesso per poter competere con questa Inter bisognerà mettere non dico il doppio ma andarci vicino. Noi dobbiamo andare a giocarci questa gara con lo stesso entusiasmo avuto finora”. Atteggiamento tattico? Attenti ma senza stravolgere i principi soliti “Non voglio dare vantaggi tattici alla vigilia ad una squadra già forte. E’ normale che dobbiamo preparare una partita accorta e tutto può essere valido. Anche a livello di caratteristiche dei giocatori da schierare, vanno scelte le soluzioni giuste. Ma non dobbiamo perdere la nostra identità e i nostri principi di gioco e battere sul fatto dell’entusiasmo, della tanta voglia di andare a fare la partita. Tatticamente in questo caso non ti posso dire come affronteremo la partita”. La razionale gestione del talento giovanile “Già stiamo osando tanto e facendo le cose giuste. Non penso che sia il momento di metterne così tanti, dipende anche dai ruoli. Per metterli tutti insieme sarebbe necessario anche schierare qualche doppio ruolo. Oyono? Non si sa mai, questo può essere. Magari ne entra uno e ne esce un altro. Ma credo che finora stiamo facendo delle cose importanti. Il fatto di dover mettere tanti giovani non deve essere un punto di arrivo ma di partenza per costruire qualcosa di importante. Non debbono esserci per forza tanti giovani in campo anche se noi ne abbiamo di ragazzi interessanti”. Come affrontare la corazzata Inter? Comunque col sorriso “Io non condivido il concetto che non sia possibile affrontare l’Inter col sorriso e cercando di divertirci che ci dovranno accompagnare fino al termine del campionato. E’ normale che gli accorgimenti tattici non possono riguardare solo un giocatore, come dite voi, che è veramente forte. Penso anche che Calhanoglu sia un giocatore difficile da affrontare e poi c’è uno come Thuram che allunga le squadre avversarie e che ha dato qualcosa di diverso all’attacco dell’Inter. Noi dobbiamo essere bravi ad arrivare col sorriso e divertimento giusto, lo ribadisco. E con la testa giusta. Pur sapendo che le potenzialità sono totalmente differenti”. Sul gioiello argentino Soulé “Per partir bene contro l’Inter deve capire come affrontare questi momenti, anche in uno stadio pieno come gli sono capitati già e gli capiteranno ancora. Non deve avere il peso addosso, sicuramente io non glielo darò. E’ invece una partita nella quale mettendo in campo le sue qualità può togliersi tante soddisfazioni. Non mi piace il concetto che non abbiamo nulla da perdere, sennò si scivola nel famoso luogo comune del ‘come va va…’. Noi dobbiamo cercare di portare qualcosa di importante. Andare a Milano pensando di partire battuti è un pensiero sbagliatissimo, non dobbiamo avere”. L’ascesa del Simone Inzaghi allenatore “Spesso degli attaccanti si dice che nessuno si aspetta che diventino tecnici importanti. Lui è stato bravo, ha atteso l’opportunità che gli si era creata con la Lazio quando sembrava dovesse andare alla Salernitana. E’ curioso, vuol sapere. Io conosco bene anche la famiglia, conosco Pippo. Loro sono di Piacenza dove io ho giocato diversi anni. E’ un ragazzo che si è costruito da solo ed è stato bravo. Col tempo si matura, anche chi è stato attaccante o centrocampista durante la carriera riesce a diventare un allenatore importante”. A San Siro per combattere “Io ho cercato di dire ai miei ragazzi che quando si entra in campo in qualsiasi stadio la forza sta nel mettersi due tappi nelle orecchie. E concentrarsi sull’obiettivo della propria squadra. Ed è quello che ho fatto anche questa settimana, non ho dato tantissimo peso alla partita in sé. Ho fatto capire che avremo di fronte una squadra forte da contrastare. Ma non significa mettersi dietro cercando di non prenderle ma anche di controbattere”.
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