(di Cesidio Vano) “Quale di queste parole non ha nulla in comune con le altre? Sfoggiare, depennare, castità, provare, cromare”. Il video che imperversa sul web del governatore della Campania Vincenzo De Luca che ‘percula’ i redattori dei quiz per l’accesso alle facoltà di Medicina e Veterinaria l’avrete visto tutti. La risposta che manda su tutte le furie il presidente De Luca, che propone ‘pene corporali’ per chi ha pensato a tali quesiti, è “provare”, perché è l’unica parola che non contiene all’interno il nome di una città (Foggia, Enna, Asti e Roma nelle altre).
Dal settembre 2022, per iscriversi a Medicina o Veterinaria in una università italiana è necessario superare il test Tolc-Med e Vet gestiti dal Cisia (ovvero il Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso). Ma le prove selettive sono finite al centro di un turbinio di critiche e accuse e poi di innumerevoli ricorsi al Tar che stanno intasando le agende della giustizia amministrativa. De Luca è solo l’apice di una ‘guerra’ dichiarata dagli studenti non ammessi in graduatoria al Consorzio che si occupa delle selezioni nazionali per accedere alle università italiane, compito che, dallo scorso 30 settembre 2022, è stato affidato dal Ministero dell’Università e della Ricerca a Cisia per l’accesso ai corsi di laurea magistrale di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria. Dopo le due sessioni selettive che si sono svolte ad aprile e luglio scorso (sia in presenza che online) il Consorzio e il Ministero sono letteralmente inondati di ricorsi, tanto che, lo scorso 28 ottobre, il Tar di Roma ha ordinato a Cisia di fornire una dettagliata relazione sul funzionamento dei test per Medicina e fissato l’udienza di merito per esaminare le doglianze dei ‘bocciati’ al prossimo gennaio. Il Tar di Roma – a fronte del ricorso presentato da oltre 300 aspirati studenti di medicina bocciati al test e rappresentati e difesi dagli avvocati Simona Fell, Francesco Leone, Rosy Floriana Barbata – non ha ritenuto di concedere la sospensiva della graduatoria nazionale. I Giudici hanno ritenuto necessario invece integrare il contraddittorio nei confronti di tutti i controinteressati: cioè le migliaia di studenti che hanno tentato la prova riuscendo o meno. Visto il numero elevato di soggetti interessati, i giudici hanno autorizzato la procedura per “pubblici proclami”: la comunicazione che avverte della possibilità di costituirsi nell’istituendo giudizio avverrà tramite la pubblicazione, da effettuarsi entro 30 giorni massimo, di un avviso sul sito del Ministero e di Cisia. I Giudici del Tar hanno rilevato anche la necessità di acquisire dal Consorzio, in via istruttoria, sulla base delle doglianze e censure formulate nel ricorso, una dettagliata relazione di chiarimenti in ordine al funzionamento del cosiddetto equalizzatore, ovvero il meccanismo che consente di confrontare e uniformare l’esito dei test. In particolare, il Tar chiede di chiarire: quale sia il numero dei quesiti componenti la banca dati; quali siano i criteri e modalità di individuazione dei quesiti da sottoporre ai candidati nei vari turni della medesima sessione e nelle diverse sessioni; quale sia la modalità di calcolo del punteggio equalizzato, a tal fine indicando gli effetti del meccanismo di equalizzazione sul punteggio del singolo quesito, in relazione a ciascun possibile esito (risposta esatta, errata o non data) e, per ciascuno di detti esiti, rispetto a diversi scenari di difficoltà del quesito, e prendendo altresì specifica posizione sugli esempi numerici dedotti a supporto delle censure mosse. La relazione va fornita entro 30 giorni. Nel ricorso degli oltre 300 studenti, si contesta la ripetizione delle stesse domande nelle sessioni di aprile e luglio, la partecipazione degli studenti di quarto anno di liceo, il calcolo di equalizzazione dei punteggi che avrebbe falsato gli esiti delle prove fino ad arrivare, alla presunta ‘compravendita dei quiz’ da parte degli studenti e delle scuole di preparazione. Da parte sua Cisia, per adesso, ha inteso replicare solo alle accuse mosse da De Luca e riprese da ampia stampa. In una nota, il Consorzio Interuniversitario infatti spiega come “Nella produzione scientifica del consorzio, nei test Cisia e in particolare nei Tolc, non vi sono quesiti “demenziali”. Ciò vale ovviamente anche per il Tolc-Med e Il Tolc-Vet, i test per l’accesso ai corsi di laurea magistrale di medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria delle università statali, di cui CISIA ha la responsabilità scientifica da questo anno come stabilito dal DM 1107 del 30 settembre 2022. In riferimento alle notizie – totalmente infondate – diffuse da alcuni organi di informazione, preme comunicare che le prove Tolc-Med e Il Tolc-Vet non contengono alcuna domanda di “cultura generale” sulla Viennetta e sul suo inventore, sulla grattachecca (peraltro quiz salito alla cronaca nel 2011 e presente in test diverso da Medicina). I Tolc non contengono tantomeno le altre domande di cui si legge su alcune testate, come “Quale di queste parole non ha nulla in comune con le altre? Sfoggiare, depennare, castità, provare, cromare”. Più in generale Cisia precisa che i quesiti del Tolc-Med e Il Tolc-Vet vertono sugli argomenti elencati nei decreti ministeriali e sono predisposti da commissioni disciplinari formate da esperti delle materie oggetto d’esame, che operano con massima attenzione e professionalità”.
