(di Alessandro Iacobelli) Guerino il talismano. Gottardi ha scritto una pagina importante della storia della Lazio a cavallo tra gli anni novanta e duemila. Un soldatino fedele certo, ma anche un esterno dotato di ottime doti tecniche e atletiche. Svizzero di nascita, figlio di immigrati di origine italiane, approda sulla sponda biancoceleste del Tevere nel 1995 alla corte del patron Sergio Cragnotti.
La Lazio dell’epoca è una società ambiziosa, in rampa di lancio e pronta per toccare vette elevatissime in Italia e in Europa. Nella stagione 1995-1996 in panchina c’è ancora Zdenek Zeman che plasma una truppa coraggiosa che chiude il campionato di Serie A al terzo posto dietro Milan e Juventus con un bomber a tratti immarcabile come Signori. Gottardi pian piano si ritaglia un suo spazio. Discreta anche l’annata successiva con il quarto posto in classifica, nonostante l’esonero del boemo e l’avvicendamento in corso d’opera al timone con Dino Zoff. Nell’estate 1997 ecco la svolta vincente. Cragnotti prende Sven-Goran Eriksson per guidare quella che sta diventando una Ferrari. Il club sfodera acquisti di grido come Almeyda, Boksic, Jugovic e Roberto Mancini. I nuovi volti si aggiungono ad una intelaiatura già forte con un certo Nesta al centro della retroguardia. Nel frattempo Gottardi è lì in rosa e riesce sempre a rendersi utile alla causa. La Lazio arriva settima in campionato, ma si aggiudica la Coppa Italia in finale contro il Milan e sfiora il bis con la Coppa UEFA sfumata nell’atto conclusivo al cospetto dell’Inter di Ronaldo. Il buon Guerino spicca nel match decisivo per la conquista del trofeo tricolore. All’Olimpico Albertini illude per i rossoneri su punizione. Poco dopo Mancini illumina per lo svizzero che insacca con freddezza. Lo stesso Gottardi si procura anche il penalty del 2-1 trasformato poi da Jugovic. Chiude i giochi Nesta di rapina. In inverno ancora Guerino mette il timbro sul 2-1 ai danni della Roma nel derby.
L’apoteosi europea giunge nella stagione 1998-1999, quella della cocente delusione dello scudetto mancato nelle ultime giornate a vantaggio del Milan di Zaccheroni. Intanto atterrano a Formello Stanković, Salas, Mihajlović, Sérgio Conceição e Couto. Senza dimenticare il grande colpo: Vieri. I biancocelesti superano 2-1 la Juventus in Supercoppa italiana e completano un percorso strepitoso in Coppa delle Coppe alzando il trofeo internazionale dopo il successo sugli spagnoli del Maiorca.
Il cerchio si chiude nell’annata del centenario laziale, quella 1999-2000. Partenza da urlo con la vittoria in Supercoppa UEFA sul Manchester United di Ferguson. Salas sblocca su assist di Mancini. Il risultato non cambia più ed è giubilo a Monaco. A fine corsa stagionale sarà primato in Serie A. Il diluvio di Perugia, Collina, Calori che gela la Juventus, Simone Inzaghi e compagni che stendono agevolmente la Reggina. La storia è ben nota a tutti. Guerino Gottardi è Campione d’Italia con la sua Lazio.
Passa l’ennesima estate e i biancocelesti sconfiggono l’Inter per un’altra Supercoppa italiana. In campionato sarà terza piazza. Nella seconda fase a gironi della Champions League il laterale elvetico si toglie lo sfizio di trafiggere la porta del Real Madrid al Bernabeu nella sconfitta 3-2 contro i blancos approfittando di una incertezza di Casillas.
Gottardi decide di dire basta con le fatiche del calcio giocato nel 2004 rimanendo nello staff laziale fino al 2008 come allenatore delle giovanili. L’uomo in più dell’aquila però è rimasto nel cuore dei tifosi più nostalgici.
