(di Dario Facci) Il problema del personale politico un po’ scadente e troppo eterogeneo appare di tutta evidenza nella farsa in scena nella maggioranza del Capoluogo ormai da troppo tempo. Problemi veri, cioè diversi da quelli che i comuni devono sopportare da anni in quasi tutta Italia, questa maggioranza non ne ha.
Il sindaco Mastrangeli ha gli stessi problemi che ebbe, prima di lui, anche il sindaco Nicola Ottaviani. Sono dovuti al numero esagerato di liste, gruppi e gruppetti presenti nei banchi della maggioranza in Consiglio. Un peccato originale che promana dalle elezioni per le quali vengono confezionate coalizioni formate da un numero esagerato di liste, quasi tutte civiche, con capetti spesso autoreferenziali e smaniosi di “successo” personale. Ottaviani ebbe nel suo primo mandato lo stesso problema, risolse le smanie di assessorato con il famoso “carosello”. Cambi della guardia frequenti al vertice degli assessorati e tutti zitti. Se il problema della smania di potere (e di emolumenti) li aveva Ottaviani, quando lo stipendio degli assessori era effettivamente povero, figuriamoci quanti problemi può avere Mastrangeli a tenere a bada le ambizioni di chi aspira a una visibilità da 2500 euro al mese tendenti ai 3000 il prossimo anno. Per il resto le discussioni sulla metropolitana di superficie e sulle piste ciclabili hanno un senso e, diciamolo pure, sono ovvie perché si tratta di argomenti impopolari e divisivi. Attenzione però a confondere il ruvido confronto su questi argomenti con i motivi di una crisi di maggioranza paventata ma ridicola. Per il resto la città è stanca di ricevere notizie al limite dell’isterismo e sentir parlare di ritorno al voto anticipato con una maggioranza enorme e un esercito di consiglieri oggi in opposizione solo a parole, pronti a prendere il posto dei cosiddetti ribelli. Questa maggioranza non è diversa da quelle di Ottaviani. Nessuno vuole tornare al voto, qualcuno vuole un assessorato. Come succede sempre.
