Intervista al nuovo presidente del Partito Democratico del Lazio, Francesco De Angelis

Dario Facci
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(di Dario Facci) Le alleanze, il rinnovamento e la possibile candidatura alle Europee.

Non che abbia mai abbandonato la politica attiva ma era da tempo che Francesco De Angelis, il leader della componente più importante del Pd in provincia di Frosinone, non scendesse in trincea in prima persona. Si è candidato, in sede congressuale, per un posto nell’Assemblea Regionale del Partito. Non solo. Per farlo ha partecipato attivamente (per non dire che ha progettato direttamente) la “Rete Democratica”, cioè una lista con diramazioni in tutte le province del Lazio e, soprattutto, con il sostegno dell’uomo forte del partito nella Capitale, Claudio Mancini, del capogruppo alla Regione, Ciarla e del sindachissimo Gualtieri. Ha preso qualcosa come 4500 preferenze alle primarie, perfezionando la performance di chi sa mettere bene a frutto il successo nella sconfitta: il successo personale quando al partito non va tanto bene. E’ successo alle Regionali con l’elezione di Sara Battisti mentre si consumava il disastro di D’Amato, è successo alle Comunali quando i suoi hanno vinto o avuto buoni risultati mentre il resto del partito naufragava ed è successo anche alle Primarie. Il tutto si è tradotto nell’elezione alla carica di Presidente del Pd regionale, al fianco di Daniele Leodori. La motivazione di tutta questa attività, come ci ha detto nell’intervista che di seguito pubblichiamo, sarebbe nella sua convinzione che il partito vada cambiato, che quando serve i più esperti devono mettersi in gioco ecc. In realtà a noi pare che tutto questo meccanismo sia perfetto che costruire il tentativo di tornare in Europa. De Angelis è già stato europarlamentare, è perfettamente cosciente di quanti voti occorrano per volare a Bruxelles e sa che, nel caso dovesse spuntare la candidatura, con la visibilità e l’incarico ottenuto, difficilmente sarebbe boicottato dal partito. De Angelis, insomma, è stato ancora una volta molto bravo a costruire il percorso. De Angelis, si è candidato all’Assemblea regionale del partito e ne è diventato il presidente regionale… La politica è la mia passione fin da quando ero ragazzo. Una passione che mi porto dietro e che mi suscita ancora tanto entusiasmo. Ho voglia ancora oggi di dare il mio contributo al Partito Democratico, in questo momento così difficile. Ho deciso di candidarmi all’Assemblea regionale anche per dare un messaggio: occupiamoci del partito. Siamo stati troppo al governo e in questi anni ci siamo dimenticati dei nostri circoli, del nostro radicamento nei territori. Per quanto riguarda l’incarico non nascondo che è una soddisfazione e mi inorgoglisce. Ha detto a Roma che il Pd ha bisogno di un radicale rinnovamento Con Daniele Leodori abbiamo una buona sintonia. Io sarò al suo fianco e insieme facciamo una bella coppia perché entrambi siamo molto radicati nel territorio, conosciamo bene il partito, abbiamo importanti esperienze istituzionali. Possiamo dare molto in questa fare e favorire il mix tra esperienza, competenza e promozione delle generazioni più giovani che serve, appunto, in una fase di rinnovamento. Serve questo per costruire una nuova classe dirigente. Sconfitte a livello regionale ma anche a livello provinciale. Bisogna cambiare la classe dirigente anche in provincia? Non tanto. Certamente bisogna mettere a posto gli organismi, questo sì. Quando si perde qualcosa deve cambiare, qualcosa si deve correggere non si può far finta di nulla. Il vero punto però sta nel Partito Democratico. E’ il Pd che deve cambiare. Semplifico un concetto per farmi capire: dovremmo votare un po’ meno e discutere un po’ di più. Abbiamo bisogno di ridefinire il profilo ideale, la nostra carta d’identità. Dobbiamo capire le ragioni ma soprattutto le dimensioni della sconfitta perché alle Regionali non abbiamo soltanto perso, la sconfitta è stata molto pesante. Quindi vuol dire che molte cose non vanno. Per esempio? Per esempio nel nostro partito, com’è noto, ci sono diverse sensibilità. Non ci confrontiamo, litighiamo. Non va bene. Quello che potrebbe essere un arricchimento, com’è il confronto, si traduce quasi sempre in una penalizzazione delle nostre potenzialità. Nelle differenze va costruito un percorso unitario. Questo è l’obiettivo principale da raggiungere. Dobbiamo costruire un partito forte, aperto, inclusivo ma soprattutto unito. Cosa pensa di Elly Schlein? Sta lavorando molto e all’orizzonte abbiamo degli appuntamenti importanti e identitari. Il segretario deve essere sostenuto e rispettato, non si può continuare a pensare un partito che cambi il segretario nazionale ogni anno e mezzo. Ci vuole il tempo necessario per costruire l’alternativa e mettere in campo un progetto forte pensando anche alla coalizione, tutta da realizzare perché oggi non c’è. Si vocifera, molto, circa una sua discesa in campo personalmente per le elezioni Europee. Che c’è di vero? Non lo so, è una voce che anche io sento in giro. Forse è dovuta al mio nuovo incarico. Un incarico importante perché per la prima volta in quel tavolo (quello che decide le candidature, ndr) ci siamo anche noi, ci sono le province che devono avere una loro rappresentanza territoriale. Quella è una competizione difficile, io la conosco, servono tanti voti, serve un quadro ben preciso che riguarda l’intera circoscrizione. Una cosa è certa, dobbiamo lavorare bene io e Leodori per costruire una lista forte che consenta al Partito Democratico di essere competitivo e prepararci come si deve per le Europee. Per il resto non spetta a me decidere le candidature, vedremo. Però la voce di questa provincia pesa dopo i risultati elettorali, anzi, pesa quella di De Angelis perché ha dimostrato di reggere comunque bene i confronti elettorali Non lo nascondo, sono orgoglioso dei risultati ottenuti quando il vento spira da un’altra parte. Le Provinciali sono state importanti, il risultato della Battisti alle Regionali è stato il migliore del Lazio per il nostro partito e anche alle Primarie le mie preferenze, oltre 4000, sono state il miglior risultato. Lo dico senza infingimenti, siamo stati bravi perché non abbiamo mai perso di vista il progetto. Il Pd è stato inclusivo, ha saputo aprirsi alla società civile, la scelta di Luca Di Stefano è esattamente in questa direzione. Il lo dico molto chiaramente: il Pd da solo non vince, non mi era mai successo di iniziare una campagna elettorale, e sapere di aver già perso. Abbiamo commesso un grave errore che non si deve ripetere. Dobbiamo sapere che senza gli alleati non si vince e anche loro debbono avere bene in mente che senza il Partito Democratico non potranno mai farcela, senza di noi non si va da nessuna parte. Dobbiamo trovare un terreno comune. Lei è sempre stato un sostenitore e anche un fautore del campo largo, ne è ancora convinto? Assolutamente sì, serve un campo non solo largo, deve essere larghissimo. Non solo il centrosinistra, insomma, dobbiamo essere attrattivi e aperti alle forze civiche. Vinciamo le amministrative perché siamo capaci di allargare l’orizzonte delle alleanze, cosa che non abbiamo saputo fare alle parlamentari. Anche a Cassino verrà applicato lo stesso sistema? A Cassino si parte dal sindaco Salera e della coalizione che ha governato bene e si allarga il più possibile la coalizione. Io sono molto fiducioso. Per concludere le sta dando più dispiaceri il Pd o la Juventus? Per la Juve speriamo, anche se la vedo molto dura. Ci hanno colpito pesantemente, vedo la campagna acquisti molto complicata. La Juve però è il mio primo amore, allo stadio ci sarò sempre a sostenerla. Per quanto riguarda il Pd invece gioie e dolori. Perché è vero che abbiamo subito delle sconfitte ma in questa provincia nella sconfitta ci siamo difesi molto bene. Con Daniele Leodori però faremo un gran lavoro per riportare il Pd ad essere competitivo. Diciamo che per il prossimo futuro l’obiettivo è la gioia, sia per quanto riguarda la Juve sia per quanto riguarda il partito.
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