(di Roberta Pugliesi) Reali miniere di San Donato Valcomino: realizzate 170 anni fa per volere di re Ferdinando II di Borbone. Costituiscono una importante testimonianza storica, industriale e geologica.

Era il maggio del 1853 e il re inviò da Napoli una commissione per sviluppare l’industria metallurgica in Val di Comino. Comprendeva ingegneri, ufficiali, un distaccamento di zappatori-minatori e soprattutto un noto esperto del tempo, il geologo Gaetano Tenore, professore di mineralogia nella Scuola d’ingegneria di Napoli e autore di notevoli lavori di vulcanologia e di studi relativi ai giacimenti minerari.
Tenore esplorò i siti della zona e individuò i migliori: Monte Cunnola (oggi Monte Calvario, a San Donato) e Monte Omo (Campoli). Molto promettenti erano in particolare

gli affioramenti di limonite e di bauxite (ossidi di ferro e di alluminio). I lavori iniziarono quasi subito, nel maggio del 1853. Furono scavate cinque gallerie, Galleria San Ferdinando, Santa Teresa, San Francesco, Sant’Agostino e Castelluccio e due pozzi. L’estrazione del metallo ferroso avveniva realizzando tante piccole cavità profonde al massimo un centinaio di metri. Il materiale estratto poi veniva portato in paese e trasportato ad Atina, dove venne realizzato l’altoforno La Ferriera. Le estrazioni e la fusione del metallo proseguirono per sette anni, interrompendosi alla fine del Regno delle Due Sicilie, nel 1860. Restano le cavità delle miniere, popolate oggi da colonie di pipistrelli.
Si raggiungono grazie a un sentiero che ricalca il percorso seguito durante il lavoro di estrazione da minatori, donne addette al trasporto e artiglieri e che si snoda dal paese e poi via via salendo al bivio di Cunnola e Pezzullo, su per la salita dei Monacelli, quindi attraverso il Bosco dell’Impero sino a raggiungere la Galleria San Ferdinando, a 1080 metri di altitudine.