Se il Comune di Frosinone ha iniziato a navigare verso la gestione associata per la distribuzione del gas, in Provincia l’Atem FR2-Est è in secca da circa 7 anni.
Frosinone e l’Amministrazione provinciale, infatti, sono i due capofila degli Ambiti territoriali minimi (Atem) previsti dal Ministero per gestire in forma associata la distribuzione del gas naturale nelle case degli utenti: Frosinone guida l’Atem FR1 cui fanno parte 30 comuni (tutti quelli ad Ovest rispetto al territorio provinciale) e la Provincia guida l’Atem FR2 che ricomprende invece 59 comuni (tutti quelli ad Est). Nei giorni scorsi il sindaco di Frosinone ha riunito i colleghi dell’Atem 1 e dato il via alle procedure propedeutiche alla pubblicazione del bando di gara europeo per l’affidamento della fornitura di gas su tutti i comuni metanizzati del proprio ambito, facendo sapere che a giugno ci si rivedrà per la firma della convenzione. Sul fronte Provincia, invece, tutto è fermo dal 2016, dopo che i 59 sindaci ricompresi nell’Atem 2 hanno approvato la convenzione per il funzionamento dell’ambito del gas, fissando un complicato sistema di gestione, governo e controllo del servizio, ma poi hanno evitato di portare in Consiglio comunale la necessaria delibera di approvazione. Eppure, 7 anni fa si correva per dar vita all’Atem, il cui mancato avvio avrebbe dovuto comportare il commissariamento dell’ambito. Invece, non è successo niente. Venti dei 59 comuni dell’Atem 2 hanno già dato il loro benestare al testo della convenzione; quattro (Ceccano, Castelliri, Roccasecca e Settefrati), invece, hanno inviato osservazioni al testo proposto. Non è dato sapere quanti abbiano già fatto approvare lo schema convenzionale dal proprio consiglio comunale. Dal 2016, però, tutto è fermo. La convenzione approvata dai sindaci per l’Atem 2 prevede l’affidamento alla Provincia del suolo di stazione appaltante per le gare di affidamento, l’esercizio di tutte le funzioni connesse e l’autorizzazione ad operare per nome e conto dei comuni. Prevede, poi, l’istituzione di un ‘Gruppo di lavoro’ per l’esecuzione delle attività operative ai fini dello svolgimento delle procedure di affidamento del servizio: un gruppo molto nutrito, perché formato da 2 rappresentanti per ogni comune (cioè 108 persone) coordinato da un delegato della Provincia a cui si aggiungono i referenti degli stessi enti locali (altri e 59 componenti). Inoltre, per le attività di controllo e vigilanza del servizio di erogazione del gas è previsto un ‘Comitato di monitoraggio’ composto da 15 persone, in rappresentanza dei comuni secondo popolazione. Il Comitato è eletto dall’assemblea dei sindaci attraverso liste concorrenti composte da 15 comuni che debbono anche rappresentare le varie fasce di popolazione. I voti dei comuni sono ponderati rispetto a diversi parametri (popolazione complessiva della fascia demografica del comune, lunghezza della rete, volumi di gas venduto e numero di comuni appartenenti alla fascia demografica). La lista dei comuni che vince nomina i 15 componenti che restano in carica 4 anni. La riforma e la liberalizzazione del settore del gas, su impulso delle direttive europee, è vecchia di 23 anni. Parte infatti nel 2000 con il decreto Letta, che prevede siano i comuni a mettere a gara la distribuzione del gas; poi nel 2007 la norma viene modificata e vengono previsti gli Atem cioè aree territoriali minime entro cui il servizio può essere svolto con efficienza ed efficacia ottimizzando i costi. Insomma, l’idea (o il principio) è sempre lo stesso, come per l’acqua e i rifiuti: una gestione su scala maggiore (aree che contengono più comuni) dovrebbe condurre a economie e migliori investimenti. Dovrebbe. Peccato che, alla prova dei fatti, per gli utenti le bollette sono solo aumentate a dismisura, e di efficienza, economicità ed efficacia s’è solo sentito parlare (con l’acqua lo abbiamo compreso tutti, con i rifiuti lo impareremo a breve e con il gas vedremo). La gestione tramite gli Atem, inoltre, dovrebbe consentire lo sviluppo della rete del gas e la metanizzazione (si passi il termine) anche di centri non ancora raggiunti dal servizio.
