La sesta sezione del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso proposto dal Ministero per i beni culturali contro la sentenza dei giudici del Tar del Lazio che, lo scorso maggio, avevano confermato la legittimità della concessione affidata al Dhi nel 2017, a seguito di un bando firmato dall’allora ministro Dario Franceschini. Tutte le reazioni.
Quando i giudici del Consiglio di Stato, infatti, sono scesi nel merito della intricata vicenda, cosa che il Tar non aveva fatto limitandosi agli aspetti tecnici, formali e procedurali e dando ragione ai sovranisti, hanno riconosciuto l’inesistenza di alcuni requisti fondamentali per la partecipazione al bando. In particolare il Dhi non è stato considerato come «associazione» giuridicamente riconosciuta dallo Stato in quanto la Prefettura di Roma ha dato personalità giudirica al Dignitatis Institute solo dopo che questo ha partecipato alla selezione ministeriale; è stata inoltre ritenuta infondata la dichiarazione secondo cui l’associazione aveva già gestito dei beni culturali pubblici o privati (il famoso e tanto discusso museo di San Nicola); infine non è stata considerata valida la dichiarazione secondo la quale il Dhi aveva alle spalle una esperienza di almeno 5 anni nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale in quanto molte attività sono riconducibili a periodi molto anteriori all’arrivo in Italia e quando operavano nel diritto britannico. Ma non è tutto. Grazie alla tenacia dello studio legale frusinate Ianni-Spirito che le ha supportate, le associazioni del territorio (ben 13) sono state ammesse al dibattito dai giudici del Consiglio di Stato che ne hanno riconosciuto l’appello incidentale. I giudici amministrativi del Tar, invece, non erano scesi nel merito delle questioni sollevate dagli avvocati del Ministero né, tantomeno, avevano ammesso alla discussione le 13 associazioni, dichiarandole carenti di legittimazione in quanto non avevano partecipato al bando per l’affidamento della Certosa.
I giudici del Consiglio di Stato, dunque, hanno smontato la sentenza di primo grado, ricostruendo in 40 pagine la lunga vicenda burocratico-legale che ha acquisito, negli ultimi anni, anche una rilevanza internazionale, dopo che Benjamin Harnwell, Presidente del Dhi e pupillo di Steve Bannon, aveva dichiarato pubblicamente l’intenzione di far diventare l’antica abbazia cistercense il fulcro di un progetto politico di stampo sovranista in Europa. L’idea dell’istituto, infatti, era quella di avviare all’interno del gioiello duecentesco, due strutture formative: un’Accademia ispirata ai valori Giudaico-Cristiani dell’Europa ed una vera e propria scuola di formazione per giovani sovranisti con l’esplicito appoggio economico del magnate Bannon.
La concessione prevedeva anche un ticket di ingresso per i visitatori della Certosa, stabilita come unica fonte di ricavo per le necessità, non solo di gestione ma anche di manutenzione del bene visto che il canone di 100 mila euro da versare ogni anno al Ministero, vedevano detratte tutte le spese investite nella ristrutturazione e nella conservazione del bene, mai avvisata anche perché in attesa dei tanti gradi di giudizio, a detta del presidente Harnwell.
Tra i più entusiasti per il risultato, il Presidente della Regione Zingaretti che, assieme alla consigliera Sara Battisti, hanno promesso un impegno diretto dell’ente regionale nel futuro della Certosa assieme al Mibact; Daniela Bianchi e tutti gli esponenti delle associazioni al quale va la gran parte del merito per il successo avendo iniziato il percorso con una raccolta di firme, due marce e l’impegno legale. Benjamin Harnwell pur definendo quel giorno come le “IDI di Marzo”, ha comunque preso sportivamente la sconfitta complimentandosi con le associazioni e il ministero per l’attuale vittoria. Non è dato sapere se ci sarà un seguito legale anche perché un ricorso in cassazione dovrebbe avere basi davvero solide e granitiche per essere approntato.
Andrea Tagliaferri
