Sport Story – Quel maledetto 1 maggio 1994, l’ultima curva di Ayrton Senna

Alesssandro Iacobelli
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(di Alessandro Iacobelli) Il pericolo dietro l’angolo. Ayrton Senna lo sapeva bene, era preoccupato in quei giorni. Il weekend del circus di Imola non a caso si era aperto in maniera nefasta. Il brasiliano troverà la morte in una domenica come tante altre, in piena primavera, che in breve divenne buia e tempestosa.

Senna insieme al medico di gara il giorno prima della morte
A rischiare grosso fu in principio Rubens Barrichello. Nelle prove del venerdì il futuro pilota Ferrari, all’epoca alla Jordan, perse il controllo del veicolo all’altezza della variante bassa senza riportare danni particolari. La prima tragedia si consumò il sabato con il decesso di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve. Ayrton non riuscì a nascondere l’enorme preoccupazione. La gara stessa iniziò con un tamponamento tra Letho e Petro Lami. Poi, culminata la pausa con la safety car in pista, la tragedia al giro numero 7. Il piantone dello sterzo della Williams si blocco all’improvviso. Senna imboccò la fatidica curva Tamburello a velocità troppo sostenuta per essere vera. Da lì lo schianto e lui immobile. Arrivarono i soccorsi, ma non ci fu nulla da fare. Il lutto colpì il mondo intero, perché Ayrton non era un semplice pilota. No, non è una mera banalità. Senna era Senna, punto e basta.
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